Conferma e sfida


Conferma e sfida
La crisi aperta da Matteo Salvini a ferragosto, si è risolta con una sconfitta del leader leghista, che sembra non aver previsto le diverse alternative alla sfiducia che lui aveva chiesto nei confronti del premier Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio, dopo le dimissioni, ricevette l’incarico di formare nuovo governo da parte del Capo dello Stato e, ottenendo il consenso del M5s e l’appoggio del Partito democratico, riuscì a formare una nuova intesa di governo, non più gialloverde, ma giallorossa, cambiando la Lega per il Pd.
Si vedrà quanto può durare l’entente tra i due partiti, che può contare in Parlamento sull’appoggio di due forze numericamente minori: Legalità e unione (LEU), partito di sinistra creato a suo tempo dall’ex giudice ed ex presidente del Senato Pietro Grasso e il MAIE di Ricardo Merlo.
Proprio il senatore Merlo ha ottenuto nel nuovo governo la riconferma come sottosegretario agli Esteri, in  una Farnesina ora affidata a Luigi Di Maio, capo del M5s.
La riconferma al senatore nato a Buenos Aires, della delega per gli italiani nel mondo, mette in evidenza anzitutto la sua  esperienza del mondo politico italiano. Con i due voti del suo partito al Senato (il suo e quello del senatore Adriano Cario, eletto nelle liste dell’Usei, ma passato al Maie appena arrivato a Roma), Merlo è riuscito a convincere prima Salvini e ora Conte e Di Maio, della necessità di affidare i rapporti del governo con gli italiani nel mondo ad un eletto all’estero. E questo di per se è già un grande merito, perché in passato, né i governi di centrodestra, né quelli di centrosinistra, avevano preso in considerazione tale possibilità, nonostante avessero un numero più cospicuo di eletti all’estero tra le loro file. 
Da far notare inoltre che questa conferma a sottosegretario agli Esteri, Merlo l’ha ottenuta in un governo che è costituito anche dal Pd, che aveva il gruppo più numeroso di eletti all’estero, che in passato non sono stati teneri con il senatore. 
Un Pd che in questi giorni ha subito la scissione provocata dalla decisione di Matteo Renzi - già segretario, già presidente del Consiglio e uno dei leader dei democratici, almeno dal 2013 - di fondare un altro partito: Italia Viva. Con lui se ne sono andati dal Pd la senatrice Laura Garavini e i deputati Ungaro, Carè e Longo tutti eletti nella Circoscrizione Estero, i primi due in Europa, gli altri in Australia e in Brasile. La conferma di Merlo alla Farnesina è stata una delle ragioni che hanno spinto questi quattro eletti all’estero a lasciare il Pd. Da ricordare però, che Renzi ha assicurato a Conte l’appoggio in Parlamento del suo nuovo partito, quindi anche dei citati eletti all’estero.
Ma torniamo a Merlo. Coloro che non lo vogliono bene, possono dire che la sua riconferma è un male minore per assicurare al governo giallorosso due voti necessari a Palazzo Madama. E’ chiaro però che, comunque sia, è stato scelto lui e non un altro. E questo anche perché conosce bene le tematiche che riguardano gli italiani all’estero.
Il primo anno di attività di Merlo come sottosegretario agli Esteri, pur se si è occupato anche di altri temi, è stato incentrato nella ricerca di soluzioni per il servizio consolare, il problema più urgente per  gli italiani all’estero. 
Il senatore “portegno” certamente dovrà confermare il suo impegno in quella direzione, ma se vorrà ottenere un reale cambiamento nei rapporti tra l’Italia e gli italiani all’estero, non saranno sufficienti le politiche di ordinaria amministrazione. Servizi consolari migliori, sostegno alla diffusione della cultura e la lingua italiane nel mondo, dialogo con Cgie e Comites (e, se possibile, anche con gli altri eletti all’estero in Parlamento), sostegno al made in Italy e all’informazione italiana nel mondo, sono alcuni dei temi che possono essere definiti di ordinaria amministrazione. Argomenti che in buona parte Merlo conosce e sui quali deve impegnarsi, pur sapendo che non è facile.
Non è facile perché lui ha una delega, cioè, chi si occupa degli argomenti è il ministro, e non dispone di fondi (di sua responsabilità solo quelli previsti dal bilancio a sostegno di Comites e Cgie) e le tematiche di cui si occupa il senatore, non sono prioritarie per la politica italiana.
Proprio per questo è necessario non soltanto il suo impegno, ma anche la capacità di aprire gli orizzonti, e di creare “massa critica”. In altre parole, la sfida per il senatore Merlo è di alzare lo sguardo dalle problematiche di tutti i giorni, legate quasi tutte alla storia, all’emigrazione, per guardare al futuro della presenza italiana o italica nel mondo, dalla quale possono arrivare vantaggi sia per l’Italia che per gli italiani e gli italici nel mondo. Proprio di Italicità e di Italsimpatia si è parlato tanto negli ultimi tempi e su questi argomenti hanno avviato delle riflessioni molto interessanti, intellettuali e uomini di affari e personalità italiane varie di grande prestigio, in recenti eventi all’estero. Anche qui in Argentina, la terra dove è nato Merlo, che è stata scenario negli ultimi mesi del Congresso della Società Dante Alighieri, dell’inaugurazione della cattedra di Italicità presso l’Università di Mar del Plata, dell’avvio delle attività del “Centro de Altos Estudios Italianos en la Argentina”, aperto in seno all’Università di Buenos Aires. 
Aprire le porte alle riflessioni e al dibattito e creare consenso attorno alle nuove idee.

Vorrà affrontare questa grande sfida il sottosegretario Merlo? Ce lo auguriamo.

MARCO BASTI
marcobasti@tribunaitaliana.com