Passa alla Camera la riduzione del numero di parlamentari.

Gli eletti all’estero passeranno da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 nel Senato. Come hanno votato gli eletti all’estero.

ROMA  - Passa alla Camera la riforma che ridimensiona il numero di parlamentari, compresa la riduzione degli eletti all’estero. Con 553 voti favorevoli, 14 contrari e 2 astenuti, oggi pomeriggio la Camera dei deputati ha approvato definitivamente il ddl costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. Per effetto del ddl, i deputati passeranno da 630 a 400, di cui 8 eletti all’estero (ora sono 12). I senatori passeranno dagli attuali 315 a 200, di cui soltanto 4 saranno eletti all’estero (ora sono 6).

Come previsto dal secondo e terzo comma dell’articolo 138 della Costituzione (2. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi; 3. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti) sarà ora possibile chiedere che sia indetto un referendum sulla riforma, visto che il secondo voto a Palazzo Madama non ha raggiunto i due terzi dei senatori.

Quindi entro tre mesi potrebbe essere indetto il referendum per confermare il voto del Parlamento. Poi ci sarebbero altri due mesi per convocarlo.

Al di la dei futuri sviluppi legali per arrivare all’effettiva entrata in vigore della legge costituzionale (in teoria nel 2023 alla scadenza dell’attuale legislatura) che ha sancito la riduzione di un terzo del numero di parlamentari, ci sono le considerazioni politiche, che certo non mancano.

Da una parte un accordo quasi generale nell’approvazione di quest’ultimo passo. La riforma è stata proposta dal Movimento 5 stelle che, naturalmente, esulta per il successo. Scopo del partito fondato da Grillo, diminuire il peso che la politica ha sulle spalle dei cittadini. Secondo i calcoli, se e quando entrerà in vigore la riforma, il Parlamento dovrebbe costare tra 57 e 100 milioni di euro in meno all’anno. Secondo i pentastellati si potrebbe risparmiare fino a un miliardo in ogni legislatura.

La Lega aveva appoggiato la riforma quando era al governo con i 5stelle e non ha potuto tirarsi indietro all’ultima votazione. Invece il Pd, che aveva votato contro nelle prime tre votazioni, entrato poche settiamane fa nel governo con il partito di Di Maio, e ottenute alcune assicurazioni sul modo in cui sarà implementato il passaggio dall’attuale Parlamento al nuovo più ridotto, ora ha votato sì alla riforma. Tra le assicurazioni, una nuova legge elettorale entro la fine dell’anno. A favore hanno votato anche Italia Viva (il nuovo partito di Renzi), Leu e Maie e inoltre altri partiti dell’attuale opposizione, cioè Forza Italia e Fratelli d’Italia. Contrari i deputati dei partiti di Emma Bonino (+Europa) e di Noi con l’Italia di Mario Monti.

Voto contrario anche di Alessandro Fusacchia (+Europa) e dell’on. Fausto Longo, di Italia Viva, eletto nell’America Meridionale, entrambi eletti all’estero. Sempre tra gli eletti all’estero nelle liste del Pd, ma passati da poco nel nuovo partito di Renzi, non hanno partecipato al voto Massimo Ungaro e Nicola Care. Tra le democratiche elette all’estero, Angela Schirò si è astenuta mentre Francesca La Marca non ha partecipato al voto. Assente dal voto anche il leghista eletto nell’America Meridionale Luis di San Martino Lorenzato, come anche i due residenti in  Argentina Mario Borghese (Maie) ed Eugenio Sangregorio (Usei) e l'azzurra residente in Usa Fucsia Nissoli. Favorevoli gli altri eletti all’estero, Simone Billi (Lega) ed Elisa Siragusa (M5s) entrambi eletti in Europa..  

Al di là dei commenti tra chi è a favore e chi contrario alla riforma, da segnalare che, riducendosi il numero di parlamentari, compresi gli eletti all’estero, aumenterà la loro singola importanza. Come viene spiegato in una simulazione fatta da Giovanni Forti su You Trend  (https://www.youtrend.it/2019/10/08/simulazione-taglio-parlamentari-pd-m5s-maggioranza/) i pochi scranni in Parlamento rimasti alla Circoscrizione Estero, sia alla Camera che al Senato, potrebbero diventare fondamentali, indispensabili, per la formazione di un governo, sia nel caso che si mantenga l’attuale legge elettorale (Rosatellum), quanto nell’opzione che ci sia una modifica in senso proporzionale. Diversa la situazione se si facesse una riforma in senso maggioritario, come sembra volere la Lega.