Sei eventi importanti per noi, nell’anno appena finito

L'insediamento di Alberto Fernandez, il Conte bis, la conferma di Merlo, nuovo console generale a Buenos Aires, l'83º Congresso della Dante e l'Italicità.

Sei eventi importanti del 2019 per noi, dove il “noi” sta per italiani, italici o comunità di origine italiana dell’Argentina.

Naturalmente se l’Argentina è il paese dove risiedono tanti italiani, la terra dove siamo nati tanti loro discendenti, la società nella quale è determinante l’influenza italiana anche tra chi non è discendente di emigrati nati nel Bel Paese, è chiaro che quanto avviene da queste parti è della massima importanza per noi. E senz’altro l’elezione di un nuovo “Presidente de la Nación Argentina”, col cambio inoltre del partito che ha vinto l’elezione, è una notizia determinante.

Quindi, primo evento di importanza del 2019,  l’insediamento di Alberto Fernández nella storica Casa Rosada, subentrando a Mauricio Macri. Il quale, pur non riuscendo nella sfida per essere rieletto, è comunque il primo Presidente costituzionale non peronista a finire il suo mandato e a consegnare gli atributi del potere al suo succesore, eletto in elezioni libere, alla conclusione del suo mandato costituzionale, in oltre ottant’anni.

E a cavallo tra li afine del anno vecchiio e l’inizio del nuovo, vogliamo aderire alle speranze di pace e di unione degli argentini, pur nella diversità di idee, e agli auguri di successo al nuovo Presidente, tenendo a sottolineare il valore dei gesti in tal senso del vecchio e del nuovo inquilino della Casa Rosada. Quell’abbraccio nella sede del “Congreso Nacional” tra Fernández e Macri, dovrebbe essere il segno distintivo del nuovo anno. Sta a tutti riaffermarlo, con gesti, parole e azioni concrete, che sostengano tale atteggiamento, pur nel rispetto della legalità e delle posizioni politiche di ognuno.

Gli italiani in Argentina - oltre un milione con passaporto - ma anche tanti milioni di discendenti, sono legati alla sorte del nuovo governo argentino e anche, pur se in modo meno determinante, anche a quanto decide il governo italiano per gli italiani in Patria o all’estero.

Proprio per questo, non`è indifferente per noi ciò che avviene a Roma. Come il cambio di colore della coalizione di governo, passata nel mese di agosto da gialloverde a giallorosso. Infatti, l’accordo tra i partiti “populisti” M5s e Lega, che aveva dato vita al governo presieduto da Giuseppe Conte nell’aprile dell’anno scorso, è caduto per un errore di calcolo del leader della Lega Matteo Salvini. In modo inatteso - per lui e per buona parte degli elettori - è stato raggiunto un nuovo accordo per formare governo, tra il M5s e i democratici. A Palazzo Chigi ci è rimasto Giuseppe Conte, dimostratosi più lucido di Salvini. Non è che siano finite le polemiche interne al governo. Sono cambiati i protagonisti, ma l’Italia continua a navigare in acque incerte in un momento in cui per affrontare le numerose sfide di un mondo in crisi, sarebbero necessarie idee chiare e leadership capaci. L’impressione è che su tutto e tutti padroneggia la confusione.

Una delle poche conferme di quell’equilibrio instabile della politica italiana e specificamente per quanto ci riguarda come comunità all’estero, è la presenza del senatore Ricardo Merlo come sottosegretario agli Esteri. Il parlamentare del MAIE, eletto nelle elezioni dell’anno scorso, entrò nel governo Conte gialloverde e venne confermato alla Farnesina per il Conte 2. Continua ad occuparsi di italiani all’estero, ha rappresentato l’Italia nella cerimonia di giuramento del Presidente Alberto Fernández e durante i venti mesi di lavoro, si è impegnato particolarmente a migliorare la rete e i servizi consolari.

Come membro del governo giallorosso, sembra sia stato determinante il suo intervento, insieme a quello di vari parlamentari eletti all’estero, per eliminare dalla manovra presentata quasi a fine anno dal governo, il raddoppio della tassa per la pratica di riconoscimento della cittadinanza da 300 a 600 euro. Rimane a trecento euro.

Invece è passata la riforma costituzionale che riduce di un terzo il numero di parlamentari, compresi quelli eletti fuori d’Italia. Nella Circoscrizione Estero i deputati dovrebbero passare  da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4. Il condizionale è d’obbligo visto che la riforma dovrà essere approvata da una consultazione popolare, prevista per i primi mesi di quest’anno.

Il quarto evento riguarfa la sede consolare italiana più importante al mondo, almeno per numero di iscritti, quella di Buenos Aires. Il 10 dicembre si è registrato un cambio della guardia: Riccardo Smimmo ha concluso la sua missionie di poco più di quattro anni, durant e i quali ha conquistato la stima dei connazionali e l’encomio della Farnesina per il lavoro svolto. Lo scorso 7 dicembre si è congedato dalla comunità durante il tradizionale concerto di Natale al Coliseo. L’ovazione ricevuta conferma quanto è stato apprezzato il suo lavoro.

Gli subentra Marco Patané, al quale il sottosegretario Merlo gli ha affidato questo difficile incarico, confidando nelle sue grandi capacità ed esperienza e nella stima che anche lui ha conquistato tra gli italiani di Johannesburg, da dove ora è stato destinato a Buenos Aires.

Dal Sudafrica, dalla Francia, dal  Libano, dal Messico e da tanti altri paesi, oltre che dall’Italia e da tanti angoli dell’Argentina e dell’America Meridionale, arrivarono gli oltre ottocento partecipanti, tra dirigenti, insegnanti, esperti, intellettuali, che lo scorso mese di luglio si sono dati appuntamento a Buenos Aires per un evento eccezionale per la cultura italiana, quale è stato l’83º Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri. Per la prima volta si è tenuto fuori d’Europa il congresso della piú che centenaria società fondata da Giosuè Carducci e da altri intellettuali italiani nel 1889. Naturalmente la scelta di Buenos Aires non è stata casuale, ma motivata dalla profondità dei legami di ogni tipo che uniscono l’Italia a l’Argentina e all’influenza determinante che la presenza italiana ha avuto in ogni aspetto della vita del Paese, a cominciare dalla sua cultura.  E anche perché a Buenos Aires e in altre città dell’Argentina, ci sono quasi tutti i principali comitati della Dante, per numero di iscritti, di corsi, per prestigio, per anziantià.

Al Congresso della Dante si è parlato, tra l’altro, di Italsimpatia, di quel mondo di amanti dell’Italia e della sua cultura che risiedono in tanti Paesi al mondo, ai quali la Dante vuole arrivare per offrire la lingua italiana, lo strumento ideale per dialogare con la millenaria cultura italiana.

Un dialogo che viene proposto a quello stesso mondo anche a partire da un’altra prospettiva, dagli italici. Si tratta sempre di amanti dell’Italia, della sua cultura o delle sue più svariate espressioni: il cinema, il desing, la gastronomia, la storia, la moda, ecc. Partendo dal manifesto lanciato quasi vent’anni fa da Piero Basetti, “Svegliamoci Italici” per affrontare insieme le sfide proposte dal un mondo “glocal”, in tanti si sono dati da fare per approfondire l’argomento. In Italia, in Argentina, Brasile, Stati Uniti, Venezuela. Quest’anno a Mar del Plata è stata istituita la cattedra libera su Italicità, in seno all’Università Nazionale di Mar del Plata e in occasione della presentazione della cattedra, Riccardo Giumelli, sociologo dell’Università di Verona, che da tempo lavora allo sviluppo delle idee lanciate da Basetti, ha tenuto un seminario di tre giorni nella città argentina, per spiegare il senso dell’italicità ai partner argentini.

Una strada che verso la stessa destinazione, comincia ad essere percorsa anche dal Centro de Altos Estudios Italianos en la Argentina, nato in seno all’Università di Buenos Aires.

Come si vede, diverse iniziative che sembrano camminare verso la messa in valore del valore (ci sia consentita la ridondanza) dell’italianità.

In un mondo che non riesce a dialogare, nel quale paesi, società e civiltà si chiudono agli altri, la civiltà italica offre, con la ricchezza del suo patrimonio millenare, una delle sue caratteristiche principali e cioè la dimensione dell’apertura al dialogo. Non è poco.

L’augurio è che grazie all’italicità o all’italsimpatia cresca il dialogo in Italia, in Argentina, nel mondo, e attraverso il dialogo i valori di umanità, di comprensione, di bellezza, di creatività, di solidarietà, di cui tutti abbiamo tanto bisogno.

 

Marco Basti

marco.basti@tribunaitaliana.com.ar