Morto Luigi Pallaro, l’ultimo grande della collettività

Fu protagonista della vita della collettività italiana dell’ultimo mezzo secolo. Presidente di FEDITALIA in due periodi per oltre trent’anni e della Camera di Commercio Italiana in Argentina, fu un grande promotore dell’apertura alle nuove generazioni. Grande impegno nelle battaglie per il voto, la cittadinanza, i rapporti con le regioni, l’imprenditoria e l’assistenza.

Quasi in silenzio se n’è andato Luigi Pallaro, probabilmente l’ultimo grande dirigente della collettività italiana dell’Argentina. Deceduto la mattina di questo 23 marzo, l’Estinto avrebbe compiuto 94 anni il 27 giugno. Parte in silenzio, quasi nell’oblio, non soltanto per l’isolamento nel quale si è chiuso il mondo per la pandemia coronavirus. Pallaro aveva lasciato la presidenza della FEDITALIA, il vertice dell’associazionismo italiano in Argentina tre anni fa e poco tempo dopo un incidente domestico lo aveva costretto alla lunga degenza in un istituto privato, dove è deceduto stamattina.

Una parteza in sordina, quindi, per un grande uomo della nostra comunità abituato ai primi piani. Nato a San Giorgio in Bosco, provincia di Padova, le radici venete furono un marchio portato con fierezza dall’ex presidente della FEDITALIA. Emigrato in Argentina nel 1952, con un contratto della Siam Di Tella, Pallaro sviluppò subito la sua vera anima, quella dell’imprenditore creando insieme al fratello Andrea, la ditta che porta il loro nome – Pallaro Hnos. - e da imprenditore conquistò posizioni tra i colleghi della piccola e media imprenditoria italiana che fu protagonista del processo industriale argentino negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Una ascesa, quella di Pallaro, che lo portò all’attenzione dei senatori della collettività di allora: Agostino Rocca, Dionisio Petriella, Oberdan Sallustro, Fausto Brighenti e pochi altri. Esponenti dell’elite economica italiana in Argentina, che inoltre, era impegnata a tenere alto il nome dell’Italia in questo Paese e a sostenere le iniziative sociali e culturali della collettività.

Pallaro si segnalò tra gli imprenditori e tra i dirigenti delle associazioni per la sua intelligenza e lo spirito di iniziativa, conquistando, da padovano, la leadership tra i veneti. In tale veste, fu eletto presidente della FEDITALIA nel 1973. Inizió allora un profondo processo di rinnovamento della struttura confederale, con la riforma dello statuto, per assicurare rappresentatività a tutte le collettività regionali italiane presenti nel Paese, a tutte le espressioni settoriali dell’associazionismo e alla vasta rete di associazioni – molte centenarie – presenti anche all’interno dell’Argentina, attraverso le federazioni circoscrizionali. Raccolse attorno a lui a numerosi dirigenti imprenditori di Buenos Aires e dell’interno e la FEDITALIA divenne ambito di dibattito sul rinnovamento della collettività nelle numerose riunioni che si tennero in tante città grandi e piccole dell’interno.

Per la collettività furono gli anni in cui si cominciò a prendere atto di un fenomeno fino ad allora sconosciuto nei circa cento anni di storia della presenza italiana al Plata: l’arresto del flusso migratorio dall’Italia verso l’Argentina. Infatti, nei primi anni sessanta, i rientri dall’Argentina cominciarono a superare le partenze di emigrati verso la Pampa, che a metà degli anni ’60 non furono più significative. Dieci anni dopo si cominciò a parlare di collettività che cominciava a invecchiare e che per avere un futuro doveva aprire le porte alle giovani generazioni dei figli degli emigrati. Nel 1981 si tenne il primo Congresso della FEDITALIA che convocò i giovani di origine italiana per dibattere l’apertura delle associazioni alle nuove generazioni. Frutto di quel primo appuntamento, fu un primo gruppo di giovani che col tempo diventarono dirigenti della comunità.

L’attività di Pallaro a capo della FEDITALIA ebbe un ruolo fondamentale anche nel dialogo con l’Italia. Infatti, si fece promotore di numerose iniziative studiate e promosse dai suoi predecessori nella Confederazione promuovendo il dibattito e facendosi portavoce di esse in Italia. Cittadinanza, rappresentanza, assistenza, rapporti con le Regioni, imprenditoria, furono le tematiche sulle quali si impegnó allora la FEDITALIA.

La rappresentanza in particolare, fu articolata in Argentina in modo esemplare e lungimirante a cavallo tra gli anni ’70 e ‘80. Dal dialogo tra la FEDITALIA e il Comitato d’Intesa (nel quale c’era anche l’Unaie della quale era rappresentante Pallaro), come ambito di dibattito tra diverse visioni e rappresentanze degli italiani all’estero. In quella sede, che si chiamó Comitato Unitario degli Italiani in Argentina, si accordarono le posizioni comuni che gli italiani in Argentina portarono in Italia. “Una volta raggiunta una posizione, tutti la sostenevamo”, ha ricodato Pallaro in numerose occasioni. Il Comitato Unitario nacque ai tempi della guerra delle Malvine, per portare una posizione comune a nome della collettività, al governo italiano, reclamando il suo appoggio per una giusta pace. Poi continuò a rappresentare le posizioni della nostra collettività fino alle prime elezioni dei Comites, nel 1986.

Comites, Cgie, e infine voto all’estero, furono iniziative e posizioni sostenute dai rappresentanti della collettività italiana in Argentina attraverso quel Comitato Unitario del quale Pallaro era protagonista e portavoce. Tutte iniziative che alla fine trovarono l’accordo del Parlamento italiano. E così anche il riconoscimento della doppia cittadinanza, i rapporti con le regioni, l’assistenza.

Pallaro, che si impegnó per anni girando per l’Argentina e nel mondo per sostenere queste posizioni, decise, come gli altri sette membri del Comitato Unitario, di non candidarsi alle prime elezioni dei Comites, nel 1986, per dare spazio alla crescita di nuovi dirigenti e per lo stesso motivo si ritirò dalla FEDITALIA nel 1990.

Furono gli anni del suo grande impegno nella Camera di Commercio Italiana in Argentina, struttura centenaria che rilanciò per farla diventare un centro di servizi al servizio del made in Italy, dell’imprenditoria italiana e di quanti intendevano stabilire rapporti commerciali con l’Italia e con le Camere di Commercio italiane nel mondo. Diventò, tra l’altro, vicepresidente della AssoCamerestero, intrattenendo un intenso dialogo con Piero Bassetti, sull’importanza della rete degli italiani all’estero come ricchezza dell’Italia.

Nel 1996 fu chiamato a presiedere ancora la FEDITALIA, e nel 1997 fu eletto nel Comites di Buenos Aires, del quale divenne presidente. Nel 2004 fu eletto nel CGIE, diventando vicesegretario per l’America Latina e nel 2006, alle prime elezioni per eleggere parlamentari in rappresentanza degli italiani all’estero, fu eletto senatore, con  quasi 85.000 preferenze, il maggior numero di preferenze tra tutti gli eletti fuori d’Italia a dimostrazione della adesione che aveva conquistato tra gli italiani all’estero con il suo impegno e le sue idee.

Il suo voto a Palazzo Madama diventò prezioso per il governo presieduto da Romano Prodi, frutto di delicati equilibri tra quasi una decina di forze politiche che lo sostenevano, unite più che da visioni comuni, dall’opposizione a Berlusconi. Una maggioranza risicata che si sfaldò in poco tempo, con l’abbandono dell’appoggio a Prodi principalmente delle forze di sinistra.

Quando il 24 gennaio 2008 il Senato nega (con 156 sì, 161 no e 1 astenuto) la fiducia al governo, sono determinanti per l'esito negativo il voto contrario di due dei tre senatori dell'UDEUR (senatore Clemente Mastella e senatore Tommaso Barbato), e dei senatori Lamberto Dini (Liberal Democratici), Domenico Fisichella (indipendente), Franco Turigliatto (Sinistra Critica) e Sergio De Gregorio (Italiani nel Mondo). Si è astenuto (ma l'astensione al Senato ha effetto di voto contrario) il senatore Giuseppe Scalera (Liberal Democratici). Erano  tutti voti che lungo i quasi due anni del governo del Professore, avevano sostenuto la maggioranza. Ma i giochi erano cambiati e a quel punto tradirono il governo. Luigi Pallaro invece, aveva aavvertito che sarebbe stato lontano da Roma nella prima quindicina di gennaio.

Ma il berlusconismo, che aveva sperato vanamente di convincerlo a passare all’opposizione, dopo aver sperato vanamente di farlo suo candidato all’estero, insieme a esponenti dell’establishment economico culturale italiano che mal aveva digerito il voto degli italiani all’estero, lo additarono come responsabile della caduta del II governo Prodi. Una ricostruzione dei fatti che lo stesso fondatore dell’Ulivo smentì tempo dopo.

Sulle successive elezioni del 2008 rimane l’ombra dei brogli nella Ripartizione America Meridionale e in particolare a Buenos Aires e a Roma il processo davanti alla Corte elettorale iniziato allora, non è stato ancora chiuso. Ma Pallaro fu la vittima principale di quella manovra e non ritornò più in Parlamento. La scomparsa della moglie Nelida l’anno successivo fu per lui un grande colpo e da allora cominciò un lento addio a suo impegno nella collettività.

Continuò ancora a spronare la partecipazione dei giovani, come aveva fatto sin dagli anni 80 con l’organizzazione e il sostegno ai Congressi della Gioventù di FEDITALIA, dei quali se ne fecero ben 17 edizioni.

Sempre lungimirante e attento alla realtà che lo circondava, vanno ricordate le sue parole durante la riunione mensile della FEDIBA, allora presieduta dalla fedele amica Pina Mainieri, nel mese di marzo 2012: “Abbiamo fatto tanto durante oltre mezzo secolo. Ora non c’è più una collettività, ma una comunità, che deve promuovere la partecipazione dei discendenti nella politica locale”.

Alle figlie, al fratello Andrea, e agli altri congiunti le nostre più sentite condoglianze.

Con lui scompare il più importante tra i dirigenti della sua generazione. La comunità italiana in Argentina lo saluta riconoscente.