Nella Veglia Pasquale Papa Francesco invita alla speranza

“Quante persone, nei giorni tristi che viviamo, hanno fatto e fanno come quelle donne, seminando germogli di speranza!”, ha detto il Santo Padre ricordando le donne di Gerusalemme, nella sua omelia della Notte Santa a San Pietro. “Stanotte conquistiamo un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: il diritto alla speranza.”

Lo strano Triduo Pasquale di quest’anno drammatico per tutta l’umanità, ha visto la celebrazione della Veglia della Notte Santa nella Basilica di San Pietro vuota, per le limitazioni imposte dalle misure per affrontare la pandemia coronavirus.

Ma durante la celebrazione, presieduta da Papa Francesco, il Pontefice ha ricordato al popolo cristiano e al mondo tutto, che Pasqua è Risurrezione e speranza di vita, nonostante il momento buio che viviamo. “«Dopo il sabato» - ha iniziato il Papa -  le donne andarono alla tomba. È iniziato così il Vangelo di questa Veglia santa, con il sabato. È il giorno del Triduo pasquale che più trascuriamo, presi dalla fremente attesa di passare dalla croce del venerdì all’alleluia della domenica. Quest’anno, però, avvertiamo più che mai il sabato santo, il giorno del grande silenzio. Possiamo specchiarci nei sentimenti delle donne in quel giorno. Come noi, avevano negli occhi il dramma della sofferenza, di una tragedia inattesa accaduta troppo in fretta. Avevano visto la morte e avevano la morte nel cuore. Al dolore si accompagnava la paura: avrebbero fatto anche loro la stessa fine del Maestro? E poi i timori per il futuro, tutto da ricostruire. La memoria ferita, la speranza soffocata. Per loro era l’ora più buia, come per noi.”

Facendo il parallelo tra le donne di Gerusalemme e noi oggi, il Papa ha ricordato che “in questa situazione le donne non si lasciano paralizzare. Non cedono alle forze oscure del lamento e del rimpianto, non si rinchiudono nel pessimismo, non fuggono dalla realtà. (...) Queste donne, senza saperlo, preparavano nel buio di quel sabato «l’alba del primo giorno della settimana», il giorno che avrebbe cambiato la storia. Gesù, come seme nella terra, stava per far germogliare nel mondo una vita nuova; e le donne, con la preghiera e l’amore, aiutavano la speranza a sbocciare. Quante persone, nei giorni tristi che viviamo, hanno fatto e fanno come quelle donne, seminando germogli di speranza! Con piccoli gesti di cura, di affetto, di preghiera.”

“E poi incontrano Gesù, l’autore della speranza, che dice: ‘Non abbiate paura, non temete’: ecco l’annuncio di speranza. È per noi, oggi. Oggi. Sono le parole che Dio ci ripete nella notte che stiamo attraversando. Stanotte conquistiamo un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: il diritto alla speranza.”

“La speranza di Gesù è diversa. Immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita, ha proseguito Francesco, che più avanti ha sottolineato che la luce di Cristo risorto che ha illuminato l’oscurità del sepolcro: oggi vuole raggiungere gli angoli più bui della vita. Sorella, fratello – ha detto il Papa -  anche se nel cuore hai seppellito la speranza, non arrenderti: Dio è più grande. Il buio e la morte non hanno l’ultima parola. Coraggio, con Dio niente è perduto!”

Dopo aver ricordato che “Gesù desidera che portiamo la speranza nella vita di ogni giorno”, il Santo Padre. “Perché tutti hanno bisogno di essere rincuorati e, se non lo facciamo noi, che abbiamo toccato con mano «il Verbo della vita» (1 Gv 1,1), chi lo farà? Che bello essere cristiani che consolano, che portano i pesi degli altri, che incoraggiano: annunciatori di vita in tempo di morte! In ogni Galilea, in ogni regione di quell’umanità a cui apparteniamo e che ci appartiene, perché tutti siamo fratelli e sorelle, portiamo il canto della vita! Mettiamo a tacere le grida di morte, basta guerre! Si fermino la produzione e il commercio delle armi, perché di pane e non di fucili abbiamo bisogno. Cessino gli aborti, che uccidono la vita innocente. Si aprano i cuori di chi ha, per riempire le mani vuote di chi è privo del necessario.”

Nella foto Papa Francesco durante la celebrazione della Veglia Pasquale. Foto Ansa)