Il referendum per ridurre il numero dei parlamentari si terrà il 20 settembre

Quasi certa l’approvazione della riforma costituzionale approvata l’anno scorso. Gli eletti all’estero passeranno da 18 a 12 (4 senatori e 8 deputati. Schiavone (CGIE) scrive a Di Maio: necessario assicurare l’informazione e la partecipazione anche all’estero.

Nei giorni scorsi il Parlamento italiano è stato impegnato nella conversione del decreto legge 20 aprile 2020, N. 26 recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l’anno 2020 ed ha deciso di accorpare l’appuntamento alle urne in due giorni consecutivi a cavallo domenica 20 e lunedì 21 settembre. La giornata elettorale comprenderà elezioni regionali, comunali e il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari.  

Specificamente gli italiani all’estero saranno chiamati a esprimersi sul referendum confermativo sulla riforma del taglio dei parlamentari, misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e approvata in maniera definitiva dal Parlamento lo scorso autunno.

Successivamente è arrivata la richiesta del referendum presentata da 71 senatori, che hanno firmato per chiedere il parere dei cittadini a questa riforma che prevede, a partire dalla prossima legislatura, la diminuzione di 115 senatori e 230 deputati. Tra i parlamentari che rappresentano gli italiani all’estero, il taglio comporterà la riduzione da 6 a 4 senatori e da12 a 8 deputati

Questo è il quesito referendario.

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Originalmente il referendum doveva tenersi il 29 marzo, ma la pandemia che ha colpito il mondo proprio in quei giorni colpiva con maggior forza l’Italia, che solo nelle ultime settimane sta ritornando ad una normalità comunque diversa da quella conosciuta prima della emergenza Covid-19.

Ma andiamo al tema specifico del referendum all’estero.

Il segretario generale del CGIE, Michele Schiavone, ha scritto al ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio per presentare le preoccupazioni del Consiglio generale degli Italiani all’Estero, sul poco tempo che ci sarà a disposizione per organizzare la consultazione tra gli italiani all’estero e specialmente per fare una campagna informativa degna di tale nome.

Schiavone si sofferma su due aspetti che evidentemente non sono stati presi in considerazione da governo e Parlamento, al momento di stabilire la data delle elezioni. Il primo, il lavoro arretrato nelle sedi consolari, conseguenza delle quarantene e le misure di sicurezza prese nelle sedi consolari per evitare i contagi. Il secondo, che molti paesi non hanno ancora superato il picco della pandemia, per cui le quarantene e le conseguenti limitazioni, ridurranno per forza di cose la partecipazione al voto.

Schiavone ha ricordato inoltre che in molti paesi d’Europa si sarà appena rientrati dalle vacanze, ragion per cui sarà anche ridotto il periodo per fare una campagna d’informazione.

La riforma approvata e ora sottoposta al referendum, ha stabilito un taglio generale di un terzo del numero dei parlamentari. Ma ovviamente – come hanno sottolineato quasi tutti gli eletti all’estero e lo stesso CGIE – un conto è ridurre di un terzo i 923 parlamentari che rappresentano i quasi 52 milioni di elettori residenti in Italia (600 deputati più 315 senatori, meno i 12 deputati e 6 senatori della Circoscrizione Estero). Ora passerebbero a 588 (quindi rappresentando in media 87.500 cittadini ognuno), Un altro conto è ridurre i 18 eletti fuori d’Italia, che passerebbero a 12 (8 deputati e 4 senatori) per rappresentare i 4.8 milioni di elettori residenti all’estero, cioè 400.000 cittadini l’uno.

La riforma aveva, almeno ai primi di maggio, un grande appoggio tra gli elettori. Secondo gli ultimi sondaggi oltre il 70 per cento degli italiani è d’accordo col taglio e inoltre, dato che non si tratta di un voto abrogativo, la consultazione non avrà bisogno del quorum minimo del 50% più uno degli abilitati al voto. Per cui può darsi quasi per scontata l’approvazione.

Poi specificamente per quanto riguarda la Circoscrizione Estero, come sostiene Schiavone, il numero dei partecipanti sarà per forza di cose molto ridotto. Alle ragioni manifestate dal segretario generale del CGIE, si aggiungono il fatto che c’è sempre meno interesse da parte dei residenti all’estero a partecipare alle consultazioni, e che nessuno tra i rappresentanti dei partiti all’estero (compresi MAIE e USEI) sembra molto interessato a intraprendere una battaglia per ottenere che, fuori d’Italia, vinca il “NO”. Un risultato questo, che servirebbe almeno per manifestare chiaramente il nostro disaccordo con una misura ingiusta nei riguardi degli italiani all’estero.

Certo, non mancano anche tra noi, i contrari ai parlamentari eletti all’estero. Ma quello è un altro discorso. O si è a favore o si è contrari, ma ridurli alla minima espressione non ha senso.

Quindi è molto probabile che la riforma passi e alle prossime elezioni potremo eleggere solo 4 senatori e 8 deputati. Anzi, per essere più precisi, 1 senatore e due deputati, che sarebbero quanti corrisponderebbero alla Ripartizione America Meridionale. Meno che una rappresentazione simbolica!