Referendum costituzionale per decidere se avremo meno parlamentari

Il referendum costituzionale per decidere se approvare o meno la riduzione del numero di parlamentari, si terrà in Italia il 20 e 21 settembre. All’estero si vota per corrispondenza. Le buste arriveranno nei primi giorni di settembre e la ricezione dei voti sarà accettata fino alle ore 16 di martedì 15 settembre. Se passerà il “sí”, la rappresentanza degli italiani all’estero si ridurrà da 12 a 8 deputati a Montecitorio e da 6 a 4 senatori a Palazzo Madama.

Con Decreto del Presidente della Repubblica del 17 luglio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 luglio 2020 è stata fissata al 20-21 settembre 2020 la data del referendum confermativo popolare sul testo di legge costituzionale recante “modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, che vedrà coinvolti anche i cittadini italiani residenti all’estero.

Approvato in via definitiva dalla Camera l'8 ottobre 2019, il testo di legge prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato. Originariamente previsto per il 29 marzo 2020, il referendum è stato rinviato al 20 e 21 settembre a seguito della pandemia di Covid-19.

La legge di revisione costituzionale è stata approvata in doppia lettura da entrambe le Camere ma, dal momento che in seconda deliberazione la legge non è stata approvata a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna camera, un quinto dei senatori ha potuto richiedere il referendum confermativo, come previsto dal comma 2 dell'articolo 138 della Costituzione.

Specificamente, per quanto riguarda la Circoscrizione Estero, nella quale sono in grado di votare circa cinque milioni di elettori e dove risiedono oltre sei milioni di cittadini italiani, i deputati che ci rappresenteranno nel Parlamento italiano passeranno dagli attuali 12 a soltanto 8, mentre i senatori non saranno più 6, ma soltanto 4.

Una riduzione che penalizza in modo speciale la Circoscrizione Estero e sulla quale, stranamente, quasi nessuno ne parla nemmeno all’estero.

La riforma è stata voluta dai partiti populisti – col movimento 5 stelle in testa – che hanno trascinato i partiti tradizionali, che non hanno voluto rischiare di apparire come difensori della casta politica.

La ragione principale per giustificare il taglio di un terzo dei parlamentari è stata quella di evitare lo spreco di denaro pubblico, riducendo il costo del Parlamento. Ma i calcoli che sono stati fatti, sul risparmio che la riduzione comporterà per il tesoro pubblico è di appena lo 0,006 per cento del bilancio dello Stato.

In un Paese come l’Italia, il cui reddito è praticamente fermo da un decennio, le proposte demagogiche e semplicistiche dell’antipolitica hanno trovato terreno fertile e la riforma è passata quasi senza problemi, con la spinta dei M5S e della Lega e l’appoggio più o meno convinto di una maggioranza trasversale.

Il voto finale nella Camera dei Deputati è stato di 553 voti favorevoli, due astenuti e 14 contrari. Gli assenti sono stati ben 61. Tra coloro che hanno votato contro, Fausto Longo (PD) è stato l’unico tra gli eletti all’estero che era in Aula e si è opposto al taglio.

Resta silente il Pd, che pure ha 5 senatori tra i firmatari. Certo, i dem la riforma pentastellata l'hanno 'subita', votando sì dopo tre voti contrari, per far nascere e poi mantenere in vita il governo. E fonti del Nazareno precisano che i senatori che hanno messo la firma per chiedere il referendum, lo hanno fatto a titolo personale.

La riforma è stata oggetto di parecchie discussioni. Era stata votata sì da tutti i partiti ma anche criticata da diversi esperti e giuristi perché, in sostanza, con la riduzione del numero di parlamentari viene meno la rappresentanza degli elettori, i gruppi parlamentari diventano più piccoli e facilmente controllabili da leader e segretari.

Peggio ancora per la Circoscrizione Estero. Infatti, se dodici deputati e sei senatori hanno contato molto poco fino ad oggi, come si può pensare che con sei parlamentari in meno potrà contare di più?

QUANDO SI VOTA ALL’ESTERO

Il referendum si terrà in Italia in due giornate come avveniva tanti anni fa. Sarà domenica 20 e lunedì 21 settembre e nella stessa giornata sono previste le elezioni amministrative in alcune province e città.

All’estero si voterà per corrispondenza, come previsto dalla legge 459 del 27 dicembre 2001 che ha stabilito le modalità del voto degli italiani all’estero. Gli elettori italiani residenti fuori d’Italia riceveranno il plico contenente il materiale elettorale e il loro voto dovrà pervenire nella rispettiva sede consolare entro le ore 16 di martedì 15 settembre. Cioè, due giorni prima di quanto avvenuto in tutte le precedenti elezioni e consultazioni all’estero. La ragione è la mancanza di voli internazionali per trasportare le sacche dei voti per lo scrutinio a Roma a partire da lunedì 21.

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