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24-03-2017 | Attualitá

60 anni dai Trattati di Roma

Oggi l’UE abbraccia quasi tutta l’Europa continentale e comprende 460 milioni di abitanti. Per reddito complessivo e partecipazione al commercio, é la prima potenza mondiale, ed é anche la prima nel campo della Cooperazione coi Paesi in via di Sviluppo. L’euro é divenuta una delle due monete di riferimento principale e ha acquistato un valore superiore al dollaro USA. Ma l’Europa é anche il più alto e sicuro riferimento per i diritti civili e sociali oggi nel mondo. Chi spinge per disfare l’Europa si assume una gravissima responsabilità. Di GIOVANNI JANNUZZI

 Ricorrono quest’anno sessant’anni dalla  storica firma dei Trattati di Roma, che crearono la Comunità Economica Europea e non sono molti oggi quelli che ricordano, come la mia generazione, quei tempi eroici. Dodici anni prima di era conclusa una guerra europea fratricida, che aveva causato diecine di milioni di morti e innumerevoli catastrofi materiali. Dal conflitto, l’Europa, un tempo centro del mondo e dominatrice dei continenti, era uscita irrimediabilmente indebolita. Due grandi potenze economiche e militari erano sorte, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica e quest’ultima occupava colle sue truppe tutta l’Europa dell’Est. Alcuni spiriti illuminati si chiesero come superare la storica rivalità tra le maggiori potenze continentali, Francia e Germania, che era all’origine di tanti lutti e tante tragedie. A proporre una soluzione fu un francese, Jean Monnet. Egli si rese conto che l’unica strada valida consisteva nel mettere in comune le due risorse che erano alla base dell’economia dell’epoca, tanto civile quanto bellica: il carbone e l’acciaio e affidarne il controllo ad un’Autorità autonoma e sovranazionale.  Monnet ottenne l’appoggio di grandi statisti: Adenauer in Germania, Schumann in Francia, De Gasperi in Italia, Spaak in Belgio. Nacque cosí la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) e al suo fianco l’EURATOM, che metteva in comune le risorse nucleari civili. Membri fondatori furono sei Paesi: Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. La sede delle isituzioni comuni fu fissata a Bruxelles. Subito dopo, vi fu un tentativo di costituire una Comunità Europea di Difesa, per mettere in comune anche le risorse militari dei sei Paesi. L’iniziativa fallì per il voto contrario del Parlamento francese, dove  si verificò un’ inedita collusione tra comunisti e nazionalisti. Si giunse cosí al 1956, quando il Ministro degli Esteri italiano, Gaeatano Martino, un liberale di grande visione, convocò a Messina una riunione dei sei Ministri degli Esteri, che decisero il passo successivo: abbordare il problema dell’integrazione partendo dall’economia. Furono cosí elaborati i Trattati fondatori della Comunità Economica Europea, creatori di un Mercato Comune  per la libera circolazione di merci e capitali, poi firmati a Roma l’anno successivo. I Trattati prevedevano quella che é poi rimasta la struttura basica dell’attuale Unione, con  una Commissione indipendente (organo di governo), un Parlamento europeo e di una Corte di Giustizia e affidavano alla Commissione la competenza esclusiva in materia di commercio esteriore.  Comincia da allora un lungo percorso di sempre maggiore integrazione: la progressiva estensione delle competenze comunitarie, la trasformazione della Comunità Economica in  Comunità Europea e poi in Unione Europea, l’elezione del Parlamento a suffragio popolare e diretto, il Trattato di Schengen sulla libera circolazione delle perone, la creazione di una Politica Estera e di Sicurezza comuni con organi di guida propri  (che fui chiamato per primo a dirigere nel 1987) e, tappa decisiva, la creazione col Trattato di Maastricht della Moneta Unica, l’euro, entrato in vigore nel 2002 e adottato da 17 Paesi. Si é andato  via via ampliando il numero dei membri, passati dai sei originari ai 27 attuali. Oggi l’UE abbraccia quasi tutta l’Europa continentale e comprende 460 milioni di abitanti. Per reddito complessivo e partecipazione al commercio, é la prima potenza mondiale, ed é anche la prima nel campo della Cooperazione coi Paesi in via di Sviluppo.  L’euro é divenuta una delle due monete di riferimento principale e ha acquistato un valore superiore al dollaro USA. Ma l’Europa é anche il più alto e sicuro riferimento per i diritti civili e sociali oggi nel mondo.

Questo lungo percorso non é avvenuto però senza ostacoli: la Costituzione europea, che doveva segnare  all’inizio di questo secolo un passo decisivo nell’integrazione politica, fallì per il voto contrario nei referendum in Francia e in Olanda. Di recente, c’è stata l’uscita della Gran Bretagna che peraltro non costituisce un danno reale per l’Europa, se il resto dei Paesi membri restano uniti, solidali tra loro e decisi a restare nel solco europeo. Ma non ci possiamo nascondere che in varie parti sono sorti movimenti populisti di destra che si professano anti-europei (e allo stesso tempo anti-immigrazione) e mirano a distruggere tutto quanto é stato costruito faticosamente in sei decenni, a cominciare si capisce dall’euro. In Francia é il Fronte Nazionale, in Italia la Lega Nord e il Movimento di Beppe Grillo, in Olanda il movimento di Welders, in Germania i movimenti nazionalisti e neo nazisti. Anche nei Paesi entrati per ultimi, come l’Ungheria e la Polonia, non mancano fermenti anti-europei, cosa assurda, visto che sono quelli i Paesi che più hanno beneficiato dell’Unione in termine di mercato aperto, libera circolazione delle persone, forza commerciale e contributi allo sviluppo dal bilancio comunitario. Va detto anche che l’aver allargato l’Unione a Paesi cosí distanti tra loro, con interessi tanto diversi, come la Polonia e la Grecia, Malta e i Paesi baltici e cosí via, ha nuociuto all’unità di visione e di intenti che é essenziale per il buon funzionamento di un organismo come l’Unione Europea, che, nonostante i grandi progressi istituzionali, resta ancora basato sul consenso dei Governi dei Paesi membri. E all’esterno, non può taccersi l’assurda ostilità mostrata all’Unione dal nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Nelle elezioni olandesi gli anti-europeisti sono stati sconfitti, vedremo cosa succederà in Francia, in Germania e in Italia, che restano i tre Paesi chiave. É essenziale che l’Europa prosegua nel cammino dell’integrazione, altrimenti ciascuno dei suoi membri, lasciato a se stesso, é destinato a divenire un nano in un mondo di giganti economici e le ombre dei passati conflitti torneranno ad oscurare il nostro cielo. Certo, l’ideale della piena integrazione politica  (in una Federazione o Confederazione di Stati) é prematuro e irrealistico. L’Unione deve concentrarsi su temi  concreti come  l’immigrazione, la sicurezza delle frontiere, lo sviluppo economico e sociale, rispettando identità nazionali che si sono dimostrate radicate e fortissime. Ma chi spinge per disfare l’Europa si assume una gravissima responsabilità per l’avvenire dei nostri figli e nipoti.

 

GIOVANNI JANNUZZI

Nella afotografia, dell'archivio dell'ANSA, l'allora presidente del Consiglio Antonio Segni e il ministro degli Affari Esteri Gaetano Martino, rappresentanti dell'Italia nella firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 1957

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