L'Argentina di origine italiana

12-04-2018 | Attualitá

Brogli elettorali? Ancora polemiche sul sistema di voto per corrispondenza

La gallerIa di “personaggi eletorali”. Un augurio, che il primo impegno dei nuovi eletti sia la modifica della legge del vo per corrispondenza, per farlo affidabile. Di WALTER CICCIONE

Le recenti elezioni hanno confermato nell’opinione pubblica la diffusa sensazione che il voto per corrispondenza è un sistema che si presta a brogli, una frode perpetrata a danno della legittimità del voto e degli elettori. 

A margine di questa ineludibile premessa, la presente cronaca con la nostra opinione “strettamente personale”, si sviluppa su scenari vincolati, ma separati dall’oceano: da una sponda in Italia, dall’altra in Argentina.

Sullo scenario italiano, passato oltre un mese dalle elezioni, il  Bel Paese continua ad essere bloccato nella difficile ricerca della formula per formare un governo che eviti il ricorso a nuove elezioni in un paese che col terremoto del 4 marzo, ha voltato le spalle alle forze politiche tradizionali alle quali ha preferito i cosiddetti partiti populisti.

Obiettivo che si scontra con l’ostacolo dell’atteggiamento classico dei gruppi politici, accartocciati in discussioni, sterili litigi, esaurienti dibattiti che rendono impossibile un rapido accordo.

Senza dimenticare l’altro elemento classico della politica della Penisola, l’instabilità, plasmata dal dato incontrovertibile dei 63 governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi 70 anni.

Intanto sull’altro scenario, l’Argentina, dirigenti e comuni cittadini continuano a polemizzare sui risultati delle recenti elezioni, analizzando vincitori e sconfitti e anche le circostanze in cui tali risultati si sono verificati e inoltre, la comparsa di personaggi  strani, alcuni conosciuti ed altri estranei al seno della comunità, diventati protagonisti.

Se si tratta di classificarli, ci sono da una parte i politici rondinelle, che sbocciano nelle elezioni. Individui che fanno chiasso per farsi notare nel campo della politica nostrana, si iscrivono nelle liste o appoggiano candidati e, se non ottengono risultati positivi, emigrano per ritornare come rondini nelle successive elezioni a ripetere le loro birichinate.

Altri individui sono coloro che fanno promesse elettorali assicurando obiettivi chimerici, “miracoli”. Tra le promesse, quelle di regalare viaggi in Italia agli anziani, soluzioni stravaganti per risolvere i problemi della rete consolare, strabilianti incrementi dei capitoli del bilancio della Farnesina per la diffusione della lingua e la cultura, senza dimenticare la promessa di ulteriori fondi per l’assistenza sociale ai più bisognosi.

Al riguardo c’è da chiarire che pur se nelle campagne elettorali è abituale ascoltare queste promesse e altre ancora, secondo il nostro punto di vista, strettamente personale, si tratta di un grave errore strategico elettorale. Infatti, siamo certi che sarebbe più “lucrativo” per le aspirazioni di questi candidati, dare maggiore enfasi alle proposte concrete, atteggiamento che consentirebbe agli elettori di decidere a chi affidare il loro voto in base alla coerenza dei progetti.

Infine, per chiudere questa galleria di personaggi stravaganti, possiamo segnalare i candidati ondivaghi, mutanti, che cercano di barcamenarsi tra le ideologie, un pò a destra, un pò a sinistra e poi al centro, spostandosi in base al vento che tira, per assicurarsi il voto o, almeno, mantenere la visibilità.

A margine di quanto segnalato e in un’analisi formale, è ineludibile parlare dei candidati eletti nella ripartizione America Meridionale, dove certamente i protagonisti sono stati il MAIE di Ricardo Merlo e l’USEI di Eugenio Sangregorio.

In queste elezioni Merlo si è trasferito dalla Camera al Senato senza perdere la sua condizione di “macchina delle vittorie”, visto che ha confermato le schiaccianti vittorie delle precedenti elezioni e ora, come nel 2013, accompagnato nel successo per il voto alla Camera dal giovane Mario Borghese.

Nel caso dell’USEI c’è un’altra  peculiarità e al riguardo conviene ricordare che nel logo del partito c’è l’immagine di un felido, sempre pubblicizzato come “un leone al Parlamento di Roma”. In questa occasione sembra che il leone abbia reagito e nella campagna elettorale 2018 si è proposto di rompere un destino che sembrava ineluttabile, dopo tre sconfitte nelle elezioni precedenti. In questa occasione è riuscito nell’impresa procedendo in modo diverso, facendo un investimento milionario in pubblicità, facendo ricorso a strani slogan, più legati all’anatomia che alla politica come “Sangue italiano, cuore biancoceleste” ed altri simili.

Una campagna che evidentemente ha dato i suoi frutti, visto che ha vinto la sfida e ha ottenuto un successo doppio, dato che oltre a conquistare uno scranno a Montecitorio, è riuscito anche a far entrare Adriano Cario al Senato.

Come avviene abitualmente quando esprimiamo il nostro voto, la maggioranza degli elettori lo abbiamo fatto sperando di vedere concretizzarsi i sogni depositati con la nostra scheda nell’urna. Abbiamo dato un voto di fiducia ai parlamentari che ci rappresentano a Roma i quali, ce lo auguriamo, sapranno difendere le nostre attese, rendere concrete le nostre aspirazioni. Prioritarie fra queste, la modifica del sistema di voto per corrispondenza agli effetti di garantire che sia affidabile.

Chiudiamo con una riflessione finale e personale rispetto al voto: a volte la necessità di una illusione è più importante che l’illusione stessa.

                                                       ciccioneg@speedy.com.ar

 

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