L'Argentina di origine italiana

12-04-2017 | Attualitá

Gli italiani in America Latina hanno protestato contro il governo per il disservizio consolare

Trecento persone si sono radunate davanti alla sede consolare di Buenos Aires. Merlo: “Speriamo che dopo queste dimostrazioni il governo italiano si renda conto della situazione di disastro in cui versa la rete consolare. Altrimenti continueremo a farci sentire finché ci sia un cambio di rotta”.

“Speriamo che dopo queste dimostrazioni il governo italiano si renda conto della situazione di disastro in cui versa la rete consolare. Altrimenti continueremo a farci sentire finché ci sia un cambio di rotta”. Lo ha detto l’on. Ricardo Merlo venerdì scorso, subito dopo la conclusione della numerosa manifestazione che si è radunata davanti alla sede consolare di Buenos Aires, per protestare per il disservizio consolare. La più numerosa tra le decine di manifestazioni organizzate davanti ai consolati italiani di quasi tutti i paesi dell’America Latina. Manifestazioni, come ha tenuto a precisare Merlo, promosse dal Maie in quanto unico movimento presente in tutti i paesi del continente, “capace di mobilitare le nostre comunità dal Messico a Usuhaia, nella Terra del Fuoco, per sensibilizzare il governo italiano, perché si renda conto del disastro che sta combinando con la rete consolare”.

“Noi ci auguriamo che minimamente il governo cominci a rendersi conto della situazione. Da quattro anni in Italia c’è un governo sostenuto  dal Partito Democratico e l’unica cosa che ha fatto è stato tagliare il bilancio. Ci auguriamo che comincino a cambiare. Se cambieranno le politiche per gli italiani all’estero noi saremo i primi a votarle, come abbiamo votato a suo tempo la fiducia. Ma deve fare una politica per gli italiani all’estero”.

Merlo ha ricordato i tagli al bilancio per i connazionali all’estero e la mancanza di una politica per loro e sottolinea: “Noi votammo la fiducia a Renzi agli inizi del suo governo, come avevamo fatto anche con Berlusconi. Ma poi quando nei fatti dimostrano di non curarsi delle nostre comunità, di non avere una politica per gli italiani all’estero, non possiamo accettare di votare qualsiasi cosa come se fossimo pecore, come se fossimo bestiame che viene portato di qua e di la senza la possibilità di decidere. Noi siamo in Parlamento a rappresentare gli italiani all’estero. Per adesso siamo pochi, ma comunque sono soddisfatto di quel che stiamo facendo per richiamare l’attenzione del governo. E quando gli fanno notare che qualcuno ritiene che la protesta è una manovra elettorale e che forse hanno aspettato troppo, risponde che le elezioni sono ancora lontane, e che le manifestazioni sono la risposta ad uno stato di cose che le comunità italiane non sopportano più, come non si rassegnano i consoli  e  i lavoratori dei consolati. E se domani qualcun altro sarà in grado di organizzare una manifestazione dal Messico a Usuhaia, come ha fatto il Maie, noi saremo presenti”, ha concluso Merlo, facendo una prima analisi dell’esito della giornata. Sulla quale ha ricordato che si è svolta anche a San Paolo, dove circa duecento persone sotto la pioggia, hanno reclamato per l’assenza di turni per iniziare le pratiche per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana. O come a Caracas dove, nonostante la situazione drammatica che si vive in quel paese e che, naturalmente coinvolge anche la comunità italiana, in tanti si sono presentati davanti al Consolato.

Manifestazioni anche a Santo Domingo, dove da poco è stata riaperta l’ambasciata, dopo che era stata disposta la sua chiusura, alla fine durata due anni e riaperta grazie all’insistenza della comunità italiana locale, sostenuta dal Maie.

E poi davanti ai consolati  italiani a Rosario, La Plata, Cordoba, Mendoza, Lomas de Zamora e a Rio de Janeiro, Recife, Asunción e di altre città latinoamericane. E dove non ci sono state manifestazioni, dirigenti delle comunità hanno consegnato un documento ai consoli o agli ambasciatori, come è avvenuto a La Paz, Bolivia e in Messico.

 

A Buenos Aires

 

Basta trattarci come cittadini di serie B, basta le attese vergognose di anni per avere un turno per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana o di mesi per poter rinnovare il passaporto, un semplice strumento per viaggiare. Sono alcune tra le numerose lagnanze delle comunità italiane residenti nei paesi dell'America Latina che si sono manifestate davanti alle sedi consolari del continente. Anche a Buenos Aires, sede del consolato che registra il.piu alto numero di cittadini italiani fuori d'Italia, la comunità si è radunata davanti al moderno palazzo di via Reconquista per reclamare al governo italiano un cambiamento profondo nei servizi consolari.

Va subito detto che è stata una protesta senza rabbia o musi lunghi. Quasi allegra, visti gli elementi folkloristici - immancabili in ogni nostra manifestazione - che l'hanno accompagnata. Con gente venuta quasi da ogni angolo della circoscrizione del consolato di Buenos Aires, che va da San Pedro (come veniva testimoniato da un cartello che portava uno dei 40 connazionali arrivati da quella e altre località vicine), 160 km. a  nord della capitale argentina, a Lujan ad ovest ad Avellaneda a sud di Buenos Aires.

Un grande tricolore dei tifosi dello Sportivo Italiano (squadra di calcio nata in seno alla comunità, che oggi gioca nella Serie C argentina) era collocato davanti  al leggio, dietro al quale Dario Signorini, presidente del Comites di Buenos Aires e di FEDIBA, la federazione delle associazioni della circoscrizione, controllava da mezz’ora prima dell’inizio della manifestazione, l’arrivo dei connazionali.

Proprio Signorini ha dato inizio alla manifestazione di protesta dopo l’arrivo dell’on. Ricardo Merlo, salutato con applausi e pacche sulle spalle e tanti baci da parte dei presenti, fino a che è arrivato davanti all’ingresso del Consolato. Ultimo gesto prima dell’inizio, accogliere il Console generale Riccardo Smimmo con un affettuoso saluto e chiedendo un applauso per il diplomatico, salutato con affetto anche da molti presenti. Un gesto verso il diplomatico e verso il personale dei consolati, che gli oratori hanno sottolineato più di una volta, per ribadire che anche loro subiscono le conseguenze dei tagli decisi a Roma.

Dopo gli immancabili inni nazionali argentino e italiano, seguiti dai classici “Viva l’Italia, viva l’Argentina”, sono iniziati i discorsi. Due soli interventi, quello di Signorini in quanto presidente del Comites di Buenos Aires e poi le parole dell’on. Merlo.  Interventi salutati con applausi, specialmente quando è stato detto che non si può tassare un diritto com’è quella della cittadinanza o che non siamo cittadini di Serie B.

Un lungo applauso e ancora “Viva l’Italia, viva l’Argentina”, hanno salutato la fine del discorso dell’on Merlo, accompagnato dal lancio di bandierine tricolori. Quindi tanti baci, abbracci, qualche viva anche alla Calabria e alla democrazia. E canti e balli folkloristici di ragazze e bambini in costumi tradizionali italiani.

Ora bisognerà capire se questa simpatica protesta avrà una risposta altrettanto simpatica da parte del governo italiano.

 

 

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