L'Argentina di origine italiana

06-10-2017 | Attualitá

Rete consolare, situazione inacettabile. A San Paolo protesta davanti al Consolato

Gli esempi non mancano. A Bahia Blanca, la più estesa tra le circoscrizioni consolari dell’Argentina, con oltre 70mila cittadini iscritti all’anagrafe, c’è un solo impiegato, oltre al console generale. Il Consolato generale in San Paolo riceve tra agosto e dicembre di quest’anno, le domande di cittadinanza presentate nel 2005, cioè dodici anni fa! La protesta viene organizzata dal MAIE per il 12 ottobre e ad essa hanno aderito numerose organizzazioni ed esponenti della collettività italiana. Intanto la continentale del CGIE, uno dei sindacati dei lavoratori del ministero degli Este

Insopportabile, inaccettabile, insostenibile. Così viene definita la situazione della rete consolare italiana nel mondo e particolarmente nei paesi dove più numerosa è la presenza di comunità italiane, nell’America Latina, ma anche in Europa, in Australia e nell’America Settentrionale. Nonostante gli sforzi e l’impegno dei consoli e del personale di ruolo e a contratto, la situazione diventa sempre più complicata per gli italiani all’estero che si recano negli sportelli consolari per le diverse pratiche, a cominciare da passaporti e cittadinanza.

Una situazione provocata in gran parte dai successivi tagli decisi dai governi che si sono succeduti a Roma dal 2008 ad oggi, cioè, tre anni di centrodestra, uno e mezzo di “tecnico” con Mario Monti e cinque di centrosinistra, formati attorno al Pd, con Enrico Letta prima, Matteo Renzi dopo e attualmente con Paolo Gentiloni. Tutti hanno avuto in comune l’aver impugnato le forbici, anche se i governi a partire da Monti - ma imitato e superato dai suoi successori del centrosinistra - hanno ridotto risorse, personale e sedi in modo spesso scriteriato, secondo quanto viene denunciato da tempo. E secondo i risultati che oggi stanno alla vista di tutti.

Solo per citare tre esempi di una realtà che, vista da angoli diversi, offre sempre e comunque la stessa immagine di una situazione diventata inammissibile.

Il primo riguarda la riduzione del personale di ruolo. Lo ricorda il vicesegretario del CGIE per l’America Latina, Mariano Gazzola, commentando la situazione della rete consolare e l’inutilità della tassa di 300 euro per ogni  cittadinanza, come fonte di risorse per risolvere i problemi: “C’è stata anche la politica di riduzione del personale del MAECI, tramite il blocco delle assunzioni: nel 2008 il personale di ruolo del Ministero era di 4852 funzionari, al 31.12.2016 il numero é sceso a 3825”, ha scritto Gazzola.

Il secondo riguarda la chiusura di sedi consolari, come quella di Montevideo, ma anche in vari paesi europei. In questo caso a fare presente l’inutilità di tali chiusure è la CONFSAL UNSA coordinamento Esteri, cioè i sindacati autonomi del personale del ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). In un comunicato dal titolo: “La Farnesina rompe, non paga e i cocci restano a noi”, denuncia “la catastrofe dei servizi consolari, conseguenza dello smantellamento della rete estera, frutto di tagli scriteriati decisi per far quadrare i conti tramite le successive “spending review”. Tra essi, denuncia il sindacato, la chiusura di sedi consolari, nonostante il crescente numero di cittadini italiani registrati all’AIRE, giunti alla soglia dei 6 milioni di iscritti. Il sindacato lamenta che i successivi governi abbiano disatteso le sue proposte presentate dal 2010 ad oggi, per attuare una riforma della rete consolare “con il minore impatto sulla quantità e la qualità dei servizi per gli italiani all’estero”. Sostiene poi che la  chiusura di sportelli consolari  è stata inutile e dannosa e che come aveva avvertito, “la creazione di grossi bacini di utenza presso i grossi consolati, a seguito delle chiusure, senza il rafforzamento del numero degli addetti ai lavori, avrebbe avuto conseguenze disastrose”. La conseguenza, è scritto nel comunicato, sono utenti sempre più esasperati e personale sempre più scoraggiato e avvilito.

C’è da ricordare poi che nel mese di marzo, una interrogazione ai ministri degli Esteri Alfano e del Lavoro Poletti, presentata dai deputati Merlo e Borghese, denunciava il mancato adeguamento degli stipendi del personale a contratto presso le agenzie consolari d’Italia in Argentina.

La soluzione evidentemente non sono i 300 euro che lo Stato percepisce per ogni nuova cittadinanza, tassa che viene riscossa da tre anni da chi inizia la pratica  Infatti, come sostiene il comunicato di Gazzola di cui parlavamo, la tassa di 300 euro per ogni nuova cittadinanza, “pagata da 3 anni  dagli italiani all’ estero, è stata  fino ad oggi confiscata dal governo PD. Comunque é chiaro che  questa tassa non serve a risolvere il problema reale”. “I fondi derivanti da quella tassa potrebbero servire solo per assumere una quantità limitatissima di  digitatori: ossia quel personale ausiliare che poco contribuirebbe ad accelerare  le pratiche”. “Per migliorare veramente la situazione della rete Consolare - continua il vicesegretario del CGIE per l’America Latina - ci vuole più personale di ruolo come in altri  paesi Europei (Germania o Francia, per esempio), cioè bisogna  annullare il blocco delle assunzioni e destinare fondi sufficienti per assicurare un servizio efficace con il personale necessario.” Ricorda infine che una delle funzioni fondamentali di uno Stato sono i servizi consolari per cui - sostiene - “e’ una vergogna che la terza potenza economica europea abbia svilito e umiliato in questo modo la rete Consolare negli ultimi 10 anni”.

Il terzo esempio arriva dal Consolato generale d’Italia a San Paolo. Nel Brasile ci sono oltre centomila domande di cittadinanza inevase. Tra agosto e dicembre di quest’anno, come indicato nel portale web del consolato generale in San Paolo, sono stati convocati per presentare i documenti, iniziando la pratica, circa 2500 richiedenti che avevano presentato la domanda di un turno nel 2005, cioè dodici anni fa! 

 Una situazione che ha portato al MAIE a lanciare una manifestazione di protesta, per denunciare la situazione e chiedere una soluzione seria e duratura alla crisi della rete consolare nell’America Latina.

Come si ricorderà, già nel mese di aprile il MAIE organizzò delle manifestazioni davanti a tutte le sedi consolari italiane nell’America Meridionale, per protestare per l’iniqua tassa di 300 euro (tra l’altro fino al mese di luglio i Consolati non avevano nemmeno ricevuto i 90 euro spettanti secondo la legge, per ogni cittadinanza), per la mancanza di personale e contro la chiusura di sedi consolari.

Recentemente Merlo aveva denunciato la situazione della sede consolare di Bahia Blanca: “Da non credere - ha affermato il Presidente del MAIE- in un territorio di milioni di km quadrati, dove risiedono quasi 70.000 italiani in  Consolato c’è solo un impiegato di ruolo. Il lavoro del nostro Console Generale e dell’ unico impiegato in Consolato è encomiabile. Non capisco come facciano i colleghi eletti all’estero (14 su 18) ad appoggiare una politica che ci mortifica in questo modo. Dopo 5 anni di Governo PD la situazione consolare sta collassando e a Roma si continua a discutere di alleanze politiche, candidature e spazi di potere, senza pensare alle nostre vere emergenze. E‘ veramente triste. Dobbiamo cambiare, metterci insieme subito, votare contro qualsiasi governo che sostenga queste politiche che ci hanno portato a questa situazione insostenibile e insopportabile.”

Ora a San Paolo Merlo tornerà a reclamare una soluzione a questo problema.

 

La manifestazione del 12 ottobre a San Paolo

Il prossimo 12 ottobre il MAIE Brasile convoca tutti i cittadini italiani a partecipare ad una giornata di mobilitazione che si terrà davanti al Consolato di San Paolo per chiedere il miglioramento dei servizi Consolari in America Latina. "Siamo stanchi delle promesse degli ultimi governi. La situazione è disastrosa. Aumentano i cittadini che devono sopportare ogni tipo di disagio per poter  iniziare una pratica di cittadinanza o addirittura per rinnovare il proprio passaporto. La storia della tassa di cittadinanza è stata una vera truffa. Da tre anni a questa parte lo stato ha incassato quasi 30 milioni, ma neanche un Euro è stato destinato a migliorare i servizi consolari" ha dichiarato il Coordinatore del MAIE Brasile Luis Molossi.

Walter Petruzziello ha dichiarato: "Il problema non sono né i Consoli né il personale consolare. Il problema è il Governo che non ha nessuna sensibilità per gli italiani all'estero."

Alla mobilitazione, che chiama a raccolta tutti i cittadini italo-brasiliani, parteciperanno il Presidente del MAIE, On. Ricardo Merlo,  il Sen. Claudio Zin e il deputato Mario Borghese.

Con lo slogan "UNITI PER MIGLIORARE I SERVIZI CONSOLARI" il MAIE Brasile convoca  tutti i cittadini italo-brasiliani a manifestare pacificamente davanti al Consolato Generale di San Paolo dove, inoltre, verrà consegnato al Console un documento – sottoscritto dai rappresentanti provenienti da tutta l’America Latina - che presto sarà reso pubblico.

 

 

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