L'Argentina di origine italiana

19-07-2017 | Attualitá

Si gira in Argentina documentario sulla storia del sommergibile Macallè e di Carlo Acefalo

Il regista argentino Ricardo Preve sta girando un film sulla tragica vicenda del sommergibile, incagliatosi e affondato nei primi giorni della Seconda Guerra Mondiale nel Mar Rosso. Una sola vittima, il sottocapo silurista Carlo Acefalo, morto dovuto alle esalazioni di cloruro di metile gas fuoriusciti dal sistema di raffreddamento della nave, che aveva intossicato quasi tutto l’equipaggio. Grazie all’impresa di tre marinai, che partirono con una piccola barchetta a remi in cerca di soccorsi, che trovarono dopo sei giorni. Preve fece ricerche che portarono al ritrovamento di resti del Mac

La settimana scorsa a Claromecó, cittadina balneare a sud di Buenos Aires, la temperatura è scesa sotto lo zero, ma un gruppo di attori locali, diretti Ricardo Preve, ricreava la azione di un gruppo di marinai italiani agli inizi della Seconda Guerra Mondiale, nelle torride spiagge del Mar Rosso, nel mese di giugno, quando il termometro raggiunge i 50 gradi. Si giravano le scene principali di  “Tornando a casa”, film documentario sul marinaio - sottocapo silurista - Carlo Acefalo, morto in Sudan e le cui spoglie fra poco potrebbero essere rimpatriate nella natia Castiglione Falletto nel Piemonte.

Preve, produttore e regista (National Geographic TV, Discovery Channel, Al Jazeera English, RAI) da tempo affascinato dalla tragica storia del sottufficiale piemontese e dei suoi compagni del sommergibile Macallè, nel 2014 si recò nel Mar Rosso per fare ricerche sull’avvenuto. Portando con se disegni, mappe e testimonianze  dei 44 sopravvissuti del Macallè, raccolte negli archivi storici della Marina Militare a Roma, con l’autorizzazione delle autorità locali fece ricerche che lo portarono alla scoperta a circa 60 metri di profondità, di resti del sottomarino, affondato dopo che si era incagliato, per decisione del suo capitano. Ma specialmente nel vicino isolotto di Bar Mousa Kebir, trovò una tomba, che - ne è certo Preve - conserva le spoglie di Carlo Acefalo, morto per avvelenamento da cloruro di metilene, un gas fuoriuscito dal sistema di raffreddamento di bordo che può anche causare la morte e dare sintomi che includono il delirio e la perdita di conoscenza.

Il Macallè era un sommergibile di medio tonnellaggio classe 600 serie Adua. Costruito e varato nel 1936 dai Cantieri C.R.D.A di Monfalcone,  era un sommergibile di 60 metri, sei tubi lanciasiluri, un cannone e due mitragliatrici, con un comandante, tre ufficiali e 35 uomini di equipaggio, tra i quali Carlo Acefalo.

Salpato dalla base di Massaua in Eritrea al comando del tenente di vascello Dante Morone, per la sua prima missione di guerra verso Porto Sudan. Va all'attacco della flotta inglese, ma la missione si complica subito. A causa delle condizioni difficile trovare la rotta giusta tra le secche e gli scogli e il sommergibile ha un grave guasto. Ci sono fughe di cloruro di metile dall'impianto di condizionamento, esalazioni pericolose che l'equipaggio non riesce subito a classificare. Quando se ne accorge, gli effetti devastanti dei gas hanno già provocato casi di "impazzimento" e di delirio tra i marinai. In queste condizioni il Macallè si infila nella barriera corallina e si incaglia sull'isolotto di Bar Mousa Kebir, la poppa sprofonda, la prua si alza. Gli intossicati, tra i quali il più grave è Carlo Acefalo, vengono sbarcati su quelle rocce, mentre il comandante cerca di disincagliare l'imbarcazione. Operazione impossibile. Il Macallè affonda e il Morone ha appena il tempo di bruciare i documenti segreti che non devono cadere nelle mani degli inglesi. Ma, intontito anche lui, non lancia l'Sos.

A bordo di un canotto con una piccola vela tre uomini — il guardiamarina Elio Sandroni, il sergente nocchiere Torchia e il marinaio Paolo Costagliola — vanno a cercare soccorsi. Per cinque giorni e cinque notti cercano disperatamente di tornare verso Massaua. Arrivano a un faro sulla costa, tra Sudan e Eritrea. Sono fortunati, perché la postazione è in mano agli italiani che fanno partire subito i soccorsi. Il 21 giugno 1940 un altro sommergibile, il Guglielmotti, parte e arriva in un giorno sull'isolotto dove salva tutto l'equipaggio del Macallè, meno Carlo Acefalo che era già spirato, indebolito dall'intossicazione e provato dagli stenti. È l'unica vittima dell'equipaggio.

Le prime riprese del documentario sono state fatte l’anno scorso a Castiglione Falletto, provincia di Cuneo, dove è sepolta la mamma di Acefalo che sperò fino alla morte, nel 1978, di riavere le spoglie del figlio, che una volta rimpatriate, saranno deposte in una tomba accanto a quella della donna. Il documentario ha l’appoggio della Film Commission Torino Piemonte e il patrocinio sia della Fondazione Ansaldo che di numerose organizzazioni culturali e sociali italiane

 

Le riprese in Argentina

La settimana scorsa nella vicina laguna del Segundo Salto y Medio, a Claromecò, sono state girate le scene della traversata dei tre marinai, partiti dall’isolotto di Bar Mousa Kebir in cerca di soccorsi. Direttore della fotografia è l’italiana Giulia Scintu. Tornati a Buenos Aires, in studio Scintu e il direttore d’arte  Graciela Fraguglia, argentina, si lavora alla ricostruzione a scala reale di parti del Macallè: la torretta, la camera lancio di siluri, la sala comandi e il radiotelegrafo) in base ai piani originali del sommergibile e fotografie messe a disposizione dalle famiglie dei marinai. Saranno riprodotte esattamente, perfino le bottiglie d’acqua e le scatole dei biscotti che c’erano a bordo della nave, con i marchi originali.

Infine nel mese di ottobre saranno registrate ulteriori scene durante una nuova spedizione a Barra Musa Khebir, dove si cercherà di confermare che la tomba nel luogo sia effettivamente quella di Acefalo. I lavori saranno eseguiti dall’antropologo italiano Matteo Borrini, esperto nell’identificazione di resti di caduti nella Seconda Guerra e docente della  John Moore University di Liverpool. La spedizione in Sudan sarà accompagnata anche da vari tecnici argentini per registrare tutte fasi dell’operazione. 

Preve spera che per la fine dell’anno le spoglie di Acefalo possano essere riportate in Italia e in questo ha ottenuto l’appoggio del ministero degli Affari Esteri, di Onor Caduti, che si occupa di ripatriare le salme dei militari morti fuori d’Italia e anche del governo del Sudan. A Castiglione Falletto, saranno girate le ultime riprese del documentario.

Ricardo Preve regista, produttore cinematografico e fotografo ha diretto i documentari “Chagas, un mal escondido” (2005),  “Los fantasmas de Machu Picchu” (2011) y “Los huesos de Catherine” (2015). E’ stato copruduttore di  “Mondovino”  (2004) premiata a Cannes e di  “Niños momia sacrificados en Salta” (2010), documentario per la National Geographic.

 

 

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