L'Argentina di origine italiana

07-06-2017 | Editorial

I 40 anni di un giornale di collettività

Il ricordo di Mario Basti, fondatore della TRIBUNA ITALIANA e dei suoi collaboratori e la fedeltà agli obiettivi che ispirarono la nascita del giornale come portavoce ieri degli italiani, oggi anche dei loro discendenti.

Pochi  giorni fa, lo scorso 18 maggio, la nostra TRIBUNA ITALIANA ha compiuto 40 anni da quando, fondata e diretta da Mario Basti, uscì dalle rotative per la prima volta. Di quelli che c’eravamo allora quando la rotativa cominciò a lanciare le prime copie, c’è rimasto solo il sottoscritto. Sono partiti Mario Basti, Baldo Toscano e Domenico Gatto, i tre moschettieri che iniziavano tutti più che cinquantenni, una nuova battaglia, che aveva più lo slancio di una sfida, di un duello per l’onore, appunto, che dell’iniziativa imprenditoriale editrice e giornalistica. Combatterono fino in fondo fino al ritiro, al pensionamento. Baldo e Mimmo, partirono non molto tempo dopo. Mario Basti ad un certo punto si ritirò dalla direzione, affidandola al sottoscritto,  ma tenendo comunque aperta una finestra dalla quale guardare quanto avveniva nella comunità, nel Paese, nell’Italia, nel mondo, per commentarlo coi suoi amici, con tutta quella “grande famiglia”, come amava definire il grande pubblico dei lettori che aveva conquistato fin dagli anni del Corriere degli Italiani che poi lo seguì nella nuova avventura della TRIBUNA ITALIANA. Una finestra rimasta aperta fino all’ultimo giorno della sua vita.

Naturalmente ci furono altri collaboratori e amici,  sostenitori e  mecenati che lo accompagnarono e anche dopo che lui si mise in disparte, continuarono a contribuire generosamente per mantenere in vita questa iniziativa in momenti diversi della nostra storia di quarant’anni. A tutti loro il nostro ricordo e il nostro profondo ringraziamento.

TRIBUNA ITALIANA nacque come giornale di collettività, della collettività italiana in Argentina a quell’epoca quasi esclusivamente fatta da italiani emigrati nel decennio tra la fine della guerra e il 1955. Gli emigrati di prima dell’ultima guerra erano già allora pochi. Una collettività operosa, numerosissima, che fu determinante nella vita dell’Argentina e nel mantenere saldi i legami con l’Italia, esprimendo la sua maturità e il maggiore protagonismo proprio negli anni ‘80 del secolo scorso.

Una collettività matura che già allora affrontava una realtà che non avevano conosciuto le precedenti ondate migratorie. Si era arrestato il flusso migratorio verso il Plata e invece la storia argentina di quegli anni, vide il fenomeno nuovo dell’emigrazione di ritorno degli italiani, o loro figli e nipoti che, prima per ragioni politiche per scappare dalla dittatura, poi per ragioni economiche per fuggire dalla morsa delle successive crisi, cominciarono a seguire in senso contrario, le rotte che da un secolo prima avevano seguito gli abitanti dello Stivale per cercare una nuova vita in queste terre. Comunque fosse, non si prevedeva allora una nuova ondata migratoria dall’Italia verso l’Argentina, che potesse rinnovare la più che centenaria presenza italiana al Plata. E davanti a quella realtà si cominciò a pensare seriamente al travaso generazionale, promosso dalla struttura associativa che aveva degnamente rappresentato la collettività italiana lungo i decenni.

Di quella collettività la nostra TRIBUNA ITALIANA è stata testimone cercando di rispecchiarne la vita, le opere, le attese, i sogni.

Oggi, quella collettività non c’è più, perché per ragioni anagrafiche la stragrande maggioranza degli emigrati del dopoguerra oggi o non ci sono più o hanno varcato la soglia degli ottant’anni e pur se in tanti dimostrano ancora l’entusiasmo e l’iniziativa dei giovani, e meritano la gratitudine della comunità, il futuro dev’essere costruito dalle nuove generazioni. 

Proprio per questo motivo, da tempo non si parla più di collettività italiana, ma di comunità argentina di origine italiana.

Di quella collettività c’era allora e c’è ancora oggi, una colonna portante, costituita da decine e centinaia di associazioni fondate lungo i decenni dagli italiani in Argentina, praticamente in ogni angolo del Paese.

Durante il suo saluto al Coliseo, il Presidente della Repubblica, rivolgendosi ai rappresentanti della collettività, agli esponenti della comunità, al pubblico presente, ha riservato gli ultimi paragrafi della sua allocuzione, proprio alle associazioni:

“Vorrei concludere con un ringraziamento particolare ai rappresentanti delle Associazioni, molte delle quali presenti qui oggi: in esse si specchia la storia dell'emigrazione e dell'Italia”, ha detto Sergio Mattarella. “La loro attività ha dato continuità alla tradizioni e all'identità italiana, in Argentina come negli altri Paesi del Sud America.” “E' una ricchezza da preservare, non solo nel ricordo del fondamentale ruolo svolto in passato, ma anche, e soprattutto, in chiave di rinnovamento, per il futuro: si tratta di un ruolo prezioso per le nuove generazioni e per vincere le sfide che un mondo, sempre più contemporaneo a se stesso, sempre in mutamento e rinnovamento, e sempre interconnesso, pone di fronte a noi. Sono sfide che dobbiamo affrontare con serenità e collaborazione per superarle.” “Su questo piano, la comunità italiana d'Argentina, così ampia, così brillante e dinamica, sa dare l'esempio”, ha detto il Capo dello Stato prima di concludere coi viva all’Italia e all’Argentina.

Un invito alla riflessione e al dibattito, non solo da parte delle associazioni e degli altri rappresentanti della comunità, come Comites, Cgie, parlamentari, ma anche ai rappresentanti diplomatici e consolari. Negli ultimi tempi, e specialmente in occasione della visita del Presidente della Repubblica, i dirigenti delle strutture di rappresentanza della comunità, hanno manifestato il loro malcontento proprio nei riguardi dei rappresentanti diplomatici e consolari. In tal senso nelle ultime riunioni del COMITES di Buenos Aires e della FEDIBA c’è stata una significativa coincidenza nelle lamentele, come si può leggere nelle cronache delle rispettive riunioni che pubblichiamo in questa stessa edizione.

E’ quanto facciamo da 40 anni, rispecchiare ciò che avviene nella nostra comunità, raccontare quel che dicono e fanno gli italiani in Argentina e le istituzioni che si sono date lungo oltre un secolo. Per questo siamo un giornale di collettività.

L’edizione odierna porta gli auguri e adesioni al 40º anniversario della nostra TRIBUNA ITALIANA, di tante associazioni che hanno voluto aderire al nostro compleanno con una inserzione nelle pagine di questo numero. A ognuna di esse vada la nostra riconoscenza per questa tangibile mostra di stima e per i messaggi che hanno scritto come testo in ognuna di esse. Altre hanno preferito insieme all’adesione, inviarci una lettera che pubblichiamo con piacere e altrettanta riconoscenza. Come direbbe l’amico Walter Ciccione, “sono carezze per l’anima” per quanti con sforzo, sacrificio e passione, facciamo questo giornale. Cercando di mantenere in alto una bandiera che abbiamo ricevuto tanti anni fa, al servizio di una comunità della quale siamo fieri.

A tutti quanti ci hanno salutato o inviato auguri, mille grazie e l’assicurazione del nostro impegno a non mollare.

IL DIRETTORE

direttore@tribunaitaliana.com.ar

Comentarios

Envie sus Comentarios

Ingrese codigo de seguridad: