L'Argentina di origine italiana

13-01-2017 | Opinioni

Dallo splendore al tramonto

Il cinema italiano ha conosciuto anni di gloria, ma da tempo gli affetti umani che una volta erano distintivi delle sue opere, sono stati sovrastati dagli effetti speciali. Nel 2016 in Argentina, sono stati presentati 28 film italiani, dei quali 11 nel circuito commerciale, 12 nella settimana del cinema italiano e 5 nel festival Pantalla Pinamar. Solo tre sono stati discreti. Di WALTER CICCIONE

Durante la stagione 2016 il cinema italiano ha offerto ancora un volta un insieme di film banali, saliti e scesi rapidamente sui cartelloni, senza pena e senza gloria. E’ stata una offerta di film che hanno avuto una comune conseguenza: annoiare lo spettatore.

Naturalmente c’è stata qualche eccezione, come i casi di “La giovinezza”, “Quo Vado?” e il documentario “Fuocoammare”, senza però colmare le attese.

E’ noto che il cinema italiano è stato tra i più compiuti al mondo, sia per generi che per stili, ma negli ultimi anni non riesce a superare la mediocrità per ricuperare un posto di primo livello nei mercati internazionali, come ebbe nei suoi anni di splendore.

 

“Le avevamo amate tanto”

Nella sua prolifica storia il “Bel Paese” ci ha legato film ammirevoli che teniamo come un tesoro nella nostra memoria. Lungo la sua storia il cinema italiano ha  attraversato diverse epoche, da quella dei “telefoni bianchi”, passando al  “neorealismo”  che stupì il pubblico e la critica, alla “commedia all’italiana”, che conquistò le sale di tutto il mondo.

Una storia cominciata lontano nel tempo, concepita - particolarmente nel caso degli ultimi due movimenti - da prestigiosi sceneggiatori e registi quali Rossellini, Visconti, Fellini,  De Sica, Monicelli, Risi, Germi, Scola e tanti altri.

Però, visto che niente dura per sempre, quella tappa si concluse e sparirono i film dove prevalevano  gli “affetti umani”,  sovrastati dagli •effetti speciali”.

Oggi, una immensa legione di cinefili, rimpiangono quel cinema italiano la cui visione significava una carezza per lo spirito e una fonte inesauribile dei più svariati sentimenti.

Il Neorealismo e le sue particolarità

Questo movimento cinematografico si manifestò nel contesto di una Italia alle prese con la guerra. Le pellicole venivano girate su scenari naturali, per strada, spesso interpretati da attori sconosciuti o gente del posto. Le sue tematiche abitualmente riguardano la vita quotidiana di personaggi della classe operaia.

Il Neorealismo fu sintetizzato da uno dei maestri sceneggiatori di quel tempo: Cesare Zavattini: “Il neorealismo italiano non è niente, è soltanto un’idea, un punto di vista, un atteggiamento morale”.

Tra i più rinomati cineasti di quel movimento, vanno citati direttori come Rossellini, Visconti e De Sica, che firmarono opere emblematiche quali “Roma città aperta”, “Ossessione” e “Ladri di biciclette”.

Un tesoro del cinema italiano

La Commedia all’italiana è un genere concepito negli anni ’50 che si protrasse quasi fini ai primi anni ’80. Si è sviluppato con l’avvento del “miracolo italiano”, fotografando il cambio di atteggiamento degli italiani, nel quale prevalgono l’entusiasmo e l’ottimismo, mostrando aspetti della vita di tutti i giorni in modo comico, ironico e grottesco, satirizzando sui lati oscuri di quella società che stava mutando.

Di questo cinema fa parte un gruppo di formidabili registi uniti dalla regola implicita secondo cui “la tragedia peggiore sarebbe non saper prenderci in giro su quel che viviamo”. Tra loro ci sono Monicelli, Risi, Steno, Camerini, De Sica, autori di film quali. “Un giorno in pretura”, “I soliti ignoti”, “L’armata Brancaleone”, “Il sorpasso”, capolavori interpretati da “mostri” quali Totò, Sordi, Gassman, Mastroianni, Manfredi, Tognazzi, Cardinale, Lollobrigida e Loren.

Fu un movimento cinematografico che ebbe ripercussioni in tutti i paesi e in particolare in Argentina, dove il pubblico si identificava con le tematiche, i gesti, le esperienze, gli ideali, le musiche e le popolari battute, come “Lavoratori...! di Sordi, o “Modestamente! di Gassman.

Un’epoca durante la quale non mancava mai nelle sale di Buenos Aires un film italiano, seguito da un pubblico numeroso e appassionato, nel quale sono rimaste impresse impronte sensoriali, difficili da cancellare.

Tempo di bilancio

Si sa che il cinema italiano non attraversa oggi il suo momento migliore e, secondo quanto sostengono i critici italiani, si tratta di una crisi di creatività che si riassume con alcuni battute quali: “film inesportabili”, “trame incomprensibili all’estero” o “nei film italiani c’è paura dei sentimenti”.

Pur se in certe occasioni, in piccole dosi, riusciamo a riconciliarci con quel cinema che seppe conquistare prestigio e spazio internazionale, con opere quali “Cinema Paradiso”, “La vita è bella” o “Stanno tutti bene”, tra le altre.

Specificamente per quanto riguarda il 2016, i numeri dicono che sono stati presentati 28 film, dei quali 11 nel circuito commerciale, 12 nella settimana del cinema italiano e 5 nel festival Pantalla Pinamar.

Dicono che tutto passa e non c’è niente di definitivo, per cui nutriamo la speranza che il cinema made in Italy, in base alla creatività e al genio dei suo registi e soggettisti,  riesca a ribaltare questa realtà, faccia rinverdire gli allori di una volta e con un’altra visione e un’altra tematica, possa ricuperare il suo prestigio. Intanto continueremo a deliziarci con i classici. Film che non passeranno mai di moda, se la nostra generazione di veterani saprà passare il testimone alle nuove generazioni.

ciccioneg@speedy.com.ar

 

 

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