L'Argentina di origine italiana

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18-01-2007 - Archivio

Chi ben comincia...

Anno nuovo, vita nuova...! è una delle frasi augurali che, con maggiore frequenza si sentono in questi giorni, chiara e piacevole espressione di buoni propositi. La ripeto anch’io, spalancando la FINESTRA odierna - la stanza si riempie di sole - la ripeto per scaramanzia, ma anche perchè lo desidero veramente; vita nuova per te, caro Lettore, per ognuno dei lettori di questo settimanale ed anche, come negarlo? per me e per questo tuo e nostro settimanale, per il quale l’anno che si é appena iniziato, il 2007, ha una importanza speciale, quella di una tappa importante nella nostra presenza fra gli italiani residenti in Argentina e i nostri figli - trent’anni che, dal primo numero, compiamo quest’anno non sono pochi. Ma ci sono gli elementi, i fattori, le circostanze per una vita nuova? La comunità italiana in Argentina ha bisogno di una vita nuova? E quale? E la vuole veramente? Mi piacerebbe tanto sapere cosa ne pensi caro Lettore. e nell’attesa, mi viene in mente un altro vecchio adagio, che va bene anch’esso per questi giorni iniziali dell’anno nuovo: Chi ben comincia è alla metà dell’opera! Io, a dir la verità non sono tanto ottimista, ma comunque credo che sia bene cominciare bene. E quale maniera migliore, per un buon inizio, che un GRAZIE sincero, affettuoso, di quelli che, quando le circostanze lo richiedono, si scambiano le persone per bene che si vogliono bene? Come noi che formiamo questa grande famiglia dei lettori, gli abbonati, redattori, cronisti, collaboratori, impiegati, corrispondenti, agenti, molti dei quali non conosciamo personalmente e, malgrado questo, ci riuniamo settimanalmente nelle pagine della TRIBUNA ITALIANA, per vivere insieme, con l’informazione e le valutazioni, vicende della nostra indimenticabile Italia, sempre viva nel nostro affetto e nei nostri ricordi, anche quando manderemmo volentieri a farsi benedire quelli che la governano e l’amministrano e, magari nel fare i conti - il 2 + 2 = 4 - dimenticano che siamo Italia anche noi, che viviamo al di qua dell’Atlantico! Una volta alla settimana; ma un incontro importante, anche se a volte nemmeno noi ce ne rendiamo conto, che potrebbe essere tanto meglio sia per l’Italia, sia per noi. E allora, per cominciare bene, miglioriamo e diamo basi alla nostra collaborazione, al nostro dialogo; noi della TRIBUNA ITALIANA cercando di interpretarvi meglio, di dare più spazio alle vostre aspirazioni e rivendicazioni e voi lettori dimostrandoci in maniera più evidente, che apprezzate la nostra iniziativa giornalistica, che la considerate utile e valida per la comunità italo - argentina, alla quale voi e noi apparteniamo. Dimostratecelo magari con qualche segnalazione, con qualche suggerimento, in una breve lettera al Direttore, che sarà comunque utile, anche se per ragioni di spazio o di opportunità non fosse pubblicata. Come ha fatto giorni fa uno dei primi abbonati della TRIBUNA ITALIANA (prima lo era stato del Corriere degli Italiani), il prof. Giancarlo Zambon, che ha al suo attivo, insieme alla moglie signora Isis, un patrimonio culturale di incalcolabile valore: per vari decenni ha insegnato con dotte conferenze a migliaia di italiani e di argentini, non tutti di radici italiane, a conoscere la nostra melodiosa lingua, la nostra preziosa multiforme cultura, il contributo incalcolabile che la nostra Italia ha dato in tutti i campi al progresso dell’umanità, ed ha fatto apprezzare le incomparabili bellezze naturali ed artistiche delle sue città, dei suoi borghi, dei suoi monti, del suo mare, perché le sue parole sono state un invito irrespingibile a non privarsi di tanto piacere e quindi a visitarla, la nostra Italia. Nelle pagine della TRIBUNA ITALIANA che informano sulle attività della comunità italiana in Argentina avrai certamente letto varie volte le notizie che annunciavano le conferenze di Giancarlo e Isis Zambon, ma mi é sembrata doverosa questa breve presentazione, dopo tanti anni, di essi, anche per un duplice ringraziamento: della loro attività culturale di tanti anni e della lettera augurale che hanno avuto la cortesia di inviarmi per Natale e il nuovo Anno - come hanno fatto altri amici ai quali sono ugualmente molto grato - una lettera che però non è solo augurale, ma espone brevemente un acuto giudizio su una FINESTRA e che perciò esemplifica anche quelle che suggerisco a tutti i lettori di scriverci se lo desiderano siano di elogio o di critica. Il prof. Zambon mi scrive cosí sulla FINESTRA pubblicata il 20 dicembre (Buon Natale a tutti con tanto affetto): Stimato Dott. Basti, grazie una volta ancora per la "Finestra" alla quale lei s' affaccia settimanalmente, per raccontarci cose con le quali io sono generalmente d'accordo. Grazie particolarmente per la Finestra di questa settimana e per aver voluto compartire con noi, i suoi lettori, la poesia che le hanno spedito le suore carmelitane. Di fronte ai tre "Spunti" che lei ha citato, l'ultimo dei quali m'ha fatto rabbrividire, "Deo gratias" fra gli italiani in Argentina c' e' ancora qualcuno (lei, in questo caso) che - senza dubitare - manifesta l'attaccamento a certi principi che in Patria i nostri connazionali (con una fortissima vocazione al suicidio) stanno dimenticando, o forse hanno gia' dimenticato. Grazie per dimostrarci quali sono i veri valori ai quali non possiamo rinunciare, ne' passarci sopra. Grazie per tutto cio' che lei ha seminato a piene mani dalla TRiBUNA nel 2006: non dubito - e la ringrazio fin d'ora - che continuera' a farlo anche l'anno venturo. Mi e' particolarmente gradito porgere a lei e famiglia, anche a nome di Isis, mia moglie, i nostri piu' cordiali auguri di un Lieto Natale ed un Felice Anno Nuovo. Giancarlo Zambon Grazie a Lei, prof. Zambon per avermi dimostrato con questa sua lettera che non sono il solo degli italiani residenti in Argentina ad essere rimasto fedele, malgrado i tanti anni trascorsi, ai principi che ci inculcarono in Italia e che adesso purtroppo molti, troppi hanno dimenticato perchè il prevalente intellettualismo sostiene che non sono più di moda. Quell’intellettualismo che praticamente domina i mezzi di comunicazione italiani, che - come giustamente osservava in un recente fondo del Corriere della Sera Ernesto Galli Della Loggia - ha fatto dell’Italia "una società senza cattolici" anche per una certa pusillanimità di intellettuali cattolici. Ho gia osservato in qualche FINESTRA, che non sono poche le diversità fra gli italiani dei tempi anteriori alla nostra emigrazione per quel che riguarda certi principi, specialmente etici e certi comportamenti attuali e le assicuro, stimato Dott. Zambon che finché potrò aprire la FINESTRA continuerò a sostenere e seminare i veri valori che anche Lei considera tali. Comincio con impegno da oggi. E se bisogna credere al vecchio adagio... Chi ben comincia...

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18-01-2007 - Archivio

EDITORIALI

03 gennaio 2007: Neanche una parola"

10 gennaio 2007: L'informazione per gli italiani all'estero

17 gennaio 2007: "Come continua la storia

7 febbraio 2007: Parte del tour

21 febbraio 2007: Un dibattito poco utile

7 marzo 2007: Questa volta Prodi si è ricordato di noi

14 marzo 2007: Evitare sorprese dalla riforma elettorale

28 marzo 2007: A un anno dal primo voto

4 aprile 2007: Voto: l’anagrafe primo problema

11 aprile 2007: Per l’informazione ancora niente

18 aprile 2007: Voto: Due leggi da cambiare?

25 aprile 2007: Ancora una volta giocano sulla pelle dei pensionati

9 maggio 2007: Caricare ancora di lavoro la rete consolare?

23 maggio 2007: Regaliamo un atlante geografico all'INPS?

30 maggio 2007: Argentini e italiani

6 giugno 2007: Il nipote di Tonino

13 giugno 2007: L'importanza dell'informazione

20 giugno 2007: Una soluzione per la rete consolare

27 giugno 2007: Su rete consolare e cittadinanza i nodi arrivano al pettine

4 luglio 2007: Tappare i buchi non è una politica

11 luglio 2007: Chiedetelo all'onorevole

18 luglio 2007: Attacco al nostrro voto ed altro

25 luglio 2007: Quale assistenza sanitaria?

1º agosto 2007: I colleghi della porta accanto

8 agosto 2007: Pari dignità

15 agosto 2007: Una certezza e alcune domande

22 agosto 2007: Italiani all'estero solo turisti

29 agosto 2007: 40 interinali

5 settembre 2007: Cittadinanza, argomento sempre attuale

12 settembre 2007: Seconda Patria

19 settembre 2007: La responsabilità dell'INPS

26 settembre 2007: La responsabilità del ministro

3 ottobre 2007: Cultura italiana in Argentina

10 ottobre 2007:  Vietate le visite al "nostro" Colombo in prigione

17 ottobre 2007: Autorità cieche e sordomute

24 ottobre 2007: Investire sulla risorsa

31 ottobre 2007: Elezioni e speranze

7 novembre 2007: Senatore argentino

14 ottobre 2007: L'INPS ci prende in giro

21 ottobre 2007: La battaglia per i giovani

28 ottobre 2007: Sudditi o cittadini?

5 dicembre 2007: Il Comites di Bs. As. deve reagire

12 dicembre 2007: Una nuova occassione

19 dicembre 2007: La luna e l'assegno di solidarietá

26 dicembre 2007: Oggi parliamo di noi

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18-01-2007 - Archivio

Neanche una parola

 

Nelle ultime ore di domenica 31 dicembre, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto il suo primo saluto di fine d’anno da Capo dello Stato, a tutti gli italiani. L’inquilino del Quirinale ha iniziato il suo saluto con un augurio: "A voi che mi ascoltate, e a tutti gli italiani, in patria e all'estero, il più cordiale augurio di Buon Anno". Segue poi una lunga analisi della situazione italiana, delle sue problematiche e delle sue potenzialità, un accenno alla realtà internazionale con particolare riferimento all’Unione europea, della quale l’Italia è fra gli Stati fondatori e maggiormente impegnati e ai principali focolai di tensione del mondo. C’è, come hanno fatto anche i suoi predecessori durante anni, un saluto rispettoso al Santo Padre. Un minuzioso messaggio quindi, rivolto a tutti gli italiani, anche, come ha letto il Presidente Napolitano, a quelli che come noi, siamo italiani residenti all’estero. E’ l’unica volta, tra le 198 righe e tra i 36 paragrafi, tra 2237 parole, in cui si riscontra quell’espressione "all’estero", riferita ai quattro milioni di cittadini che abbiamo il passaporto italiano e risiediamo stabilmente all’estero. Si dirà che da quando abbiamo eletto i nostri rappresentanti al Parlamento italiano, facciamo parte pienamente, integralmente della società italiana, per cui, rivolgere un pensiero, una frase, una battuta, avrebbe avuto senso solo se il Presidente non ci sentisse la società italiana non ci sentisse, uguali a tutti gli altri italiani. Forse direbbero che se avesse avuto per noi qualche espressione in più, ci avrebbe discriminato. Può anche darsi. Ma il fatto che abbiamo eletto per la prima volta i nostri deputati e senatori - anche se lo abbiamo fatto prima che egli fosse eletto al Quirinale - non è stato una questione di ordinaria amministrazione (anche se ci auguriamo che nel futuro diventi tale), è stato invece un fatto eccezionale, che è avvenuto per la prima volta nella storia della Repubblica, nella storia dell’Italia. Forse questo fatto andava sottolineato. Forse il Presidente della Repubblica avrebbe potuto fare un accenno a noi italiani all’estero, quando ha parlato delle forze più dinamiche dell’economia italiana, per dire che anche tra gli italiani nel mondo ci sono imprenditori che producono ricchezze che possono dare il loro contributo alla ripresa e al benessere dell’Italia. E lo stanno già facendo. Un accenno avrebbe potuto farlo anche quando ha ricordato che "Più coesione significa anche più equità, meno disparità nei redditi e nelle condizioni di vita, più vicinanza e sostegno per le persone e le famiglie che versano - e sono tante - in penose ristrettezze, e per quelle che sono provate da sofferenze di ogni natura. Più coesione significa inoltre uno sforzo maggiore per integrare nel sistema dei nostri principi e precetti costituzionali, senza discriminarli o tenerli ai margini, gli stranieri di cui l'Italia oggi ha certamente bisogno, e di cui è stato ed è giusto regolare l'ingresso legale nel nostro paese." Perché anche tra gli italiani all’estero ci sono famiglie che versano in penose ristrettezze, e ci sono emigrati, specialmente anziani, che risiedono in questa zona del mondo, che hanno bisogno di essere sostenuti dalla solidarietà della società italiana. Più avanti, il Presidente della Repubblica ha letto: "Infine, la politica deve guardare non solo all'Italia d'oggi, ma al mondo e al suo futuro." . Forse anche a questo punto sarebbe stato possibile parlare di noi, dell’esperienza globalizzante tutta particolare dell’Italia, che ha in noi italiani all’estero migliaia di ambasciatori sparsi in questo mondo aperto e globale. Ma nemmeno in quei paragrafi, riferiti alla situazione internazionale, c’è stato lo spazio per un accenno a noi. Tra i predecessori del Presidente Napolitano, alcuni facevano un messaggio separato per noi. Poi, man mano che è aumentata la consapevolezza del nostro legame all’Italia, altri dedicavano il paragrafo finale agli italiani "lontani dalla Patria, ma vicini nel cuore" o, addirittura, c’erano specifici riferimenti alla nostra esperienza, alla ricchezza che siamo per l’Italia, alla nostra condizione di "ambasciatori dell’Italia", al nostro sacrificio, ecc. Se leggiamo il nostro voto come punto di arrivo all’integrazione con l’Italia, si può anche pensare che l’assoluta mancanza nel messaggio presidenziale di fine d’anno di riferimenti a noi, trova spiegazione in quel punto di arrivo. Purtroppo non è così. Perché il nostro voto è solo un punto di passaggio verso una vera integrazione tra l’Italia e gli italiani all’estero. Perché siamo lontani, molto lontani dall’essere considerati e trattati come cittadini italiani a pieno titolo. Il lungo elenco delle inadempienze - ricordato tra gli altri dal Vice ministro Franco Danieli nei suoi successivi interventi a partire dalla sua relazione di insediamento- è ancora tutto lì quasi completo. Manca solo il voto, che abbiamo già ottenuto, ma il resto rimane quasi tutto come prima. Qualche milione in più non cambia. Per questo crediamo che la mancanza di riferimenti agli italiani residenti all’estero, nel primo messaggio di fine d’anno del Presidente della Repubblica, non può non lasciarci un senso di amaro in bocca. Stiamo cominciando il 2007 e l’inizio dell’anno è tempo opportuno per fare programmi ed auguri. Da parte nostra vogliamo augurare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che l’anno appena iniziato porti all’Italia e ai suoi abitanti tanti giorni di felicità, di benessere, di pace, e quindi che possa svolgere con serenità la sua difficile alta missione. E che durante il 2007 possa meglio conoscere la nostra realtà, che possa incontrare tanti italiani durante i suoi viaggi all’estero, come faceva il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, che come il presidente livornese, anche lui possa sentirsi orgoglioso dei suoi connazionali, tanti, milioni, residenti all’estero. Che alla fine dell’anno possa rivolgere un saluto all’altra Italia. Sarà che siamo fatti all’antica, o che ci piace la retorica, ma i bei gesti, le parole di encomio della più alta carica dello Stato, sono sempre stati per noi di sprone. Una carezza morale.

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11-01-2007 - Archivio

GENTE, FATTI E... FANTASIA: Caro 2006, ciao. Carissimo 2007, benvenuto

Fugit irreparabile Tempus- Golpe al autoestima - Votando por un sueño - Crisis 1ª Cine, 2ª Teatro.- Programas para subnormales - Ah gente! y la nueva cartelera de estrenos - ¿Qué hora es? - Mensajes para políticos y dirigentes - Como nos ven - La frase y personaje del año - Una nonna fértil - 2006 Sueños postergados 2007 -

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11-01-2007 - Archivio
10-01-2007 - Archivio

Un console d’Italia "argentino"

Il nuovo Console generale d’Italia a Buenos Aires è molto legato all’Argentina, come lo ha ricordato nel suo saluto ai connazionali, che pubblichiamo a sinistra. E’ nato a Madrid nel 1963, figlio di un diplomatico italiano che anni più tardi è stato ministro consigliere nell’Ambasciata italiana di Buenos Aires. A quell’epoca il nuovo console generale frequentò la Colombo. Laureatosi in Giurisprudenza a Roma, entrò nel servizio diplomatico. Ritornò poi in Argentina come console, con i consoli generali Olivieri e Meloni. Qui conobbe sua moglie.

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10-01-2007 - Archivio

Curcio: Negare una pratica dovuta a un connazionale è come un diniego di giustizia

Giancarlo Curcio Dopo nove anni, il nuovo Console generale d’Italia a Buenos Aires, Giancarlo Maria Curcio, ritorna a un Paese al quale è legato da profondi legami.

Un ritorno a una terra alla quale è unito da tanti legami, una nuova missione in servizio alla comunità italiana più numerosa al mondo, che conosce non solo per i noti legami, ma anche perché durante la sua precedente missione nella sede consolare di Buenos Aires ebbe modo di conoscerla ed apprezzarla.

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10-01-2007 - Archivio

Il saluto del Console Generale Curcio ai connazionali residenti nella Circoscrizione

Il Cons. Giancarlo Maria Curcio sottolinea il legame particolare che lo unisce all’Argentina.

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10-01-2007 - Archivio

Ora il Natale è passato ma "L’inferno è già qui"

Mario Basti

Apro la FINESTRA odierna con una triplice premessa: Prima: Vorrei e dovrei soffermarmi sul messaggio di Fine d’Anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e sul bilancio che il premier Romano Prodi

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