L'Argentina di origine italiana

ARCHIVIO

18-01-2007 - Archivio

EDITORIALI

03 gennaio 2007: Neanche una parola"

10 gennaio 2007: L'informazione per gli italiani all'estero

17 gennaio 2007: "Come continua la storia

7 febbraio 2007: Parte del tour

21 febbraio 2007: Un dibattito poco utile

7 marzo 2007: Questa volta Prodi si è ricordato di noi

14 marzo 2007: Evitare sorprese dalla riforma elettorale

28 marzo 2007: A un anno dal primo voto

4 aprile 2007: Voto: l’anagrafe primo problema

11 aprile 2007: Per l’informazione ancora niente

18 aprile 2007: Voto: Due leggi da cambiare?

25 aprile 2007: Ancora una volta giocano sulla pelle dei pensionati

9 maggio 2007: Caricare ancora di lavoro la rete consolare?

23 maggio 2007: Regaliamo un atlante geografico all'INPS?

30 maggio 2007: Argentini e italiani

6 giugno 2007: Il nipote di Tonino

13 giugno 2007: L'importanza dell'informazione

20 giugno 2007: Una soluzione per la rete consolare

27 giugno 2007: Su rete consolare e cittadinanza i nodi arrivano al pettine

4 luglio 2007: Tappare i buchi non è una politica

11 luglio 2007: Chiedetelo all'onorevole

18 luglio 2007: Attacco al nostrro voto ed altro

25 luglio 2007: Quale assistenza sanitaria?

1º agosto 2007: I colleghi della porta accanto

8 agosto 2007: Pari dignità

15 agosto 2007: Una certezza e alcune domande

22 agosto 2007: Italiani all'estero solo turisti

29 agosto 2007: 40 interinali

5 settembre 2007: Cittadinanza, argomento sempre attuale

12 settembre 2007: Seconda Patria

19 settembre 2007: La responsabilità dell'INPS

26 settembre 2007: La responsabilità del ministro

3 ottobre 2007: Cultura italiana in Argentina

10 ottobre 2007:  Vietate le visite al "nostro" Colombo in prigione

17 ottobre 2007: Autorità cieche e sordomute

24 ottobre 2007: Investire sulla risorsa

31 ottobre 2007: Elezioni e speranze

7 novembre 2007: Senatore argentino

14 ottobre 2007: L'INPS ci prende in giro

21 ottobre 2007: La battaglia per i giovani

28 ottobre 2007: Sudditi o cittadini?

5 dicembre 2007: Il Comites di Bs. As. deve reagire

12 dicembre 2007: Una nuova occassione

19 dicembre 2007: La luna e l'assegno di solidarietá

26 dicembre 2007: Oggi parliamo di noi

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18-01-2007 - Archivio

Neanche una parola

 

Nelle ultime ore di domenica 31 dicembre, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto il suo primo saluto di fine d’anno da Capo dello Stato, a tutti gli italiani. L’inquilino del Quirinale ha iniziato il suo saluto con un augurio: "A voi che mi ascoltate, e a tutti gli italiani, in patria e all'estero, il più cordiale augurio di Buon Anno". Segue poi una lunga analisi della situazione italiana, delle sue problematiche e delle sue potenzialità, un accenno alla realtà internazionale con particolare riferimento all’Unione europea, della quale l’Italia è fra gli Stati fondatori e maggiormente impegnati e ai principali focolai di tensione del mondo. C’è, come hanno fatto anche i suoi predecessori durante anni, un saluto rispettoso al Santo Padre. Un minuzioso messaggio quindi, rivolto a tutti gli italiani, anche, come ha letto il Presidente Napolitano, a quelli che come noi, siamo italiani residenti all’estero. E’ l’unica volta, tra le 198 righe e tra i 36 paragrafi, tra 2237 parole, in cui si riscontra quell’espressione "all’estero", riferita ai quattro milioni di cittadini che abbiamo il passaporto italiano e risiediamo stabilmente all’estero. Si dirà che da quando abbiamo eletto i nostri rappresentanti al Parlamento italiano, facciamo parte pienamente, integralmente della società italiana, per cui, rivolgere un pensiero, una frase, una battuta, avrebbe avuto senso solo se il Presidente non ci sentisse la società italiana non ci sentisse, uguali a tutti gli altri italiani. Forse direbbero che se avesse avuto per noi qualche espressione in più, ci avrebbe discriminato. Può anche darsi. Ma il fatto che abbiamo eletto per la prima volta i nostri deputati e senatori - anche se lo abbiamo fatto prima che egli fosse eletto al Quirinale - non è stato una questione di ordinaria amministrazione (anche se ci auguriamo che nel futuro diventi tale), è stato invece un fatto eccezionale, che è avvenuto per la prima volta nella storia della Repubblica, nella storia dell’Italia. Forse questo fatto andava sottolineato. Forse il Presidente della Repubblica avrebbe potuto fare un accenno a noi italiani all’estero, quando ha parlato delle forze più dinamiche dell’economia italiana, per dire che anche tra gli italiani nel mondo ci sono imprenditori che producono ricchezze che possono dare il loro contributo alla ripresa e al benessere dell’Italia. E lo stanno già facendo. Un accenno avrebbe potuto farlo anche quando ha ricordato che "Più coesione significa anche più equità, meno disparità nei redditi e nelle condizioni di vita, più vicinanza e sostegno per le persone e le famiglie che versano - e sono tante - in penose ristrettezze, e per quelle che sono provate da sofferenze di ogni natura. Più coesione significa inoltre uno sforzo maggiore per integrare nel sistema dei nostri principi e precetti costituzionali, senza discriminarli o tenerli ai margini, gli stranieri di cui l'Italia oggi ha certamente bisogno, e di cui è stato ed è giusto regolare l'ingresso legale nel nostro paese." Perché anche tra gli italiani all’estero ci sono famiglie che versano in penose ristrettezze, e ci sono emigrati, specialmente anziani, che risiedono in questa zona del mondo, che hanno bisogno di essere sostenuti dalla solidarietà della società italiana. Più avanti, il Presidente della Repubblica ha letto: "Infine, la politica deve guardare non solo all'Italia d'oggi, ma al mondo e al suo futuro." . Forse anche a questo punto sarebbe stato possibile parlare di noi, dell’esperienza globalizzante tutta particolare dell’Italia, che ha in noi italiani all’estero migliaia di ambasciatori sparsi in questo mondo aperto e globale. Ma nemmeno in quei paragrafi, riferiti alla situazione internazionale, c’è stato lo spazio per un accenno a noi. Tra i predecessori del Presidente Napolitano, alcuni facevano un messaggio separato per noi. Poi, man mano che è aumentata la consapevolezza del nostro legame all’Italia, altri dedicavano il paragrafo finale agli italiani "lontani dalla Patria, ma vicini nel cuore" o, addirittura, c’erano specifici riferimenti alla nostra esperienza, alla ricchezza che siamo per l’Italia, alla nostra condizione di "ambasciatori dell’Italia", al nostro sacrificio, ecc. Se leggiamo il nostro voto come punto di arrivo all’integrazione con l’Italia, si può anche pensare che l’assoluta mancanza nel messaggio presidenziale di fine d’anno di riferimenti a noi, trova spiegazione in quel punto di arrivo. Purtroppo non è così. Perché il nostro voto è solo un punto di passaggio verso una vera integrazione tra l’Italia e gli italiani all’estero. Perché siamo lontani, molto lontani dall’essere considerati e trattati come cittadini italiani a pieno titolo. Il lungo elenco delle inadempienze - ricordato tra gli altri dal Vice ministro Franco Danieli nei suoi successivi interventi a partire dalla sua relazione di insediamento- è ancora tutto lì quasi completo. Manca solo il voto, che abbiamo già ottenuto, ma il resto rimane quasi tutto come prima. Qualche milione in più non cambia. Per questo crediamo che la mancanza di riferimenti agli italiani residenti all’estero, nel primo messaggio di fine d’anno del Presidente della Repubblica, non può non lasciarci un senso di amaro in bocca. Stiamo cominciando il 2007 e l’inizio dell’anno è tempo opportuno per fare programmi ed auguri. Da parte nostra vogliamo augurare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che l’anno appena iniziato porti all’Italia e ai suoi abitanti tanti giorni di felicità, di benessere, di pace, e quindi che possa svolgere con serenità la sua difficile alta missione. E che durante il 2007 possa meglio conoscere la nostra realtà, che possa incontrare tanti italiani durante i suoi viaggi all’estero, come faceva il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, che come il presidente livornese, anche lui possa sentirsi orgoglioso dei suoi connazionali, tanti, milioni, residenti all’estero. Che alla fine dell’anno possa rivolgere un saluto all’altra Italia. Sarà che siamo fatti all’antica, o che ci piace la retorica, ma i bei gesti, le parole di encomio della più alta carica dello Stato, sono sempre stati per noi di sprone. Una carezza morale.

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11-01-2007 - Archivio

GENTE, FATTI E... FANTASIA: Caro 2006, ciao. Carissimo 2007, benvenuto

Fugit irreparabile Tempus- Golpe al autoestima - Votando por un sueño - Crisis 1ª Cine, 2ª Teatro.- Programas para subnormales - Ah gente! y la nueva cartelera de estrenos - ¿Qué hora es? - Mensajes para políticos y dirigentes - Como nos ven - La frase y personaje del año - Una nonna fértil - 2006 Sueños postergados 2007 -

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11-01-2007 - Archivio
10-01-2007 - Archivio

Un console d’Italia "argentino"

Il nuovo Console generale d’Italia a Buenos Aires è molto legato all’Argentina, come lo ha ricordato nel suo saluto ai connazionali, che pubblichiamo a sinistra. E’ nato a Madrid nel 1963, figlio di un diplomatico italiano che anni più tardi è stato ministro consigliere nell’Ambasciata italiana di Buenos Aires. A quell’epoca il nuovo console generale frequentò la Colombo. Laureatosi in Giurisprudenza a Roma, entrò nel servizio diplomatico. Ritornò poi in Argentina come console, con i consoli generali Olivieri e Meloni. Qui conobbe sua moglie.

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10-01-2007 - Archivio

Curcio: Negare una pratica dovuta a un connazionale è come un diniego di giustizia

Giancarlo Curcio Dopo nove anni, il nuovo Console generale d’Italia a Buenos Aires, Giancarlo Maria Curcio, ritorna a un Paese al quale è legato da profondi legami.

Un ritorno a una terra alla quale è unito da tanti legami, una nuova missione in servizio alla comunità italiana più numerosa al mondo, che conosce non solo per i noti legami, ma anche perché durante la sua precedente missione nella sede consolare di Buenos Aires ebbe modo di conoscerla ed apprezzarla.

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10-01-2007 - Archivio

Il saluto del Console Generale Curcio ai connazionali residenti nella Circoscrizione

Il Cons. Giancarlo Maria Curcio sottolinea il legame particolare che lo unisce all’Argentina.

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10-01-2007 - Archivio

Ora il Natale è passato ma "L’inferno è già qui"

Mario Basti

Apro la FINESTRA odierna con una triplice premessa: Prima: Vorrei e dovrei soffermarmi sul messaggio di Fine d’Anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e sul bilancio che il premier Romano Prodi

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10-01-2007 - Archivio

L’informazione per gli italiani all’estero

Il governo ha lanciato una consultazione tra gli addetti al settore dell’informazione, ma anche tra il pubblico, con l’intenzione di preparare una nuova legge sull’editoria.

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