Sopralluogo di Fediba e del Comites nella zona della Costanera dove si svolgono i lavori per rimettere in piedi il monumento a Colombo

E’ stato fatto da Dario Signorini presidente delle due istituzioni, Marco Basti 1º vicepresidente della Federazione, il consigliere del Comites Aldo Caretti e l’arch. Augusto Vettore. I responsabili dell’opera dicono che potrebbe essere pronta prima di fine d’anno. Pubblicato nell'edizione cartacea di TRIBUNA ITALIANA

Mantenendo l'impegno di non dimenticare e di fare ogni sforzo per assicurare che il monumento a Cristoforo Colombo donato dalla collettività sia rimesso in piedi, Fediba e il Comites di Buenos Aires hanno constatato che procedono i lavori di costruzione delle fondamenta, nell' "espigon Puerto Argentino", nella Costanera di Buenos Aires dove l'opera verrà assemblata. 

Infatti, venerdì scorso l'avv. Dario Signorini, nella doppia veste di presidente del Comites e di Fediba si è recato nella piazza costruita di fronte all'edificio del terminal aereo metropolitano, accompagnato dal primo vicepresidente della Federazione, Marco Basti, dal consigliere del Comites Aldo Caretti e dall'arch. Augusto Vettore, autore del progetto per un museo dell'italianità in Argentina che si vorrebbe, fosse costruito sullo stesso terreno nel quale il governo argentino monterà l'opera dello scultore Arnaldo Zocchi.

"Puesta en valor del monumento a Cristobal Colón, obra de Arnaldo Zocchi" è scritto in un grande cartello che si vede circolando per la avenida costanera Rafael Delgado, che unisce la zona del porto a sud, con la Città Universitaria a nord, passando davanti all'aeroporto Jorge Newbery.

Nel terreno, lungo oltre cento metri e largo una trentina, sono stati portati i numerosi  pezzi del monumento. Vicino all'ingresso alla piazza, si trova la statua che ritrae il Grande navigatore genovese con la faccia lievemente girata a destra. La statua conserva ancora l'arnese posto attorno alla faccia e alla testa, per assicurarli durante i movimenti e il trasloco.

Sui laterali della piazza, che hanno balconi sul fiume, sono allineate le varie figure e pezzi che fanno parte del monumento donato dalla collettività italiana all'Argentina in occasione del centenario della "Revolucion de Mayo" e inaugurato nel 1921 davanti alla "Casa Rosada" da dove è stato portato via per far posto al monumento a Juana Azurduy donato dalla Bolivia.

I pezzi e le figure sono numerati e le zone che devono ancora essere trattate, sono marcate. Nella piazza ci sono tre uffici e trailer. Uno per il prof. Domingo Telechea responsabile dei lavori di restauro, un altro per docenti e alunni della facoltà di Belle Arti dell'Università di La Plata, che - secondo quanto hanno informato - hanno raccolto con scanner, camere fotografiche e video, ogni informazione su ognuno dei pezzi, dal momento che sono iniziati i lavori di smontaggio. C'è anche un ufficio tecnico, della facoltà di Ingegneria della stessa università di La Plata, alla quale sono stati affidati gli studi sul terreno e sui lavori di costruzione delle fondamenta.

In fondo alla piazza c'è il settore dove si stanno costruendo le colonne che, sotto al livello del pavimento, sosterranno il monumento.

Il monumento di Zocchi poggerà su ventitré colonne in calcestruzzo, di 80 cm. di diametro e 14 metri di altezza, dodici delle quali sono già fatte e gli estremi superiori sono visibili sporgenti, sul livello del terreno, come si vede nella foto qui sopra.

Secondo quanto hanno informato i tecnici presenti sul posto,su di esse ci sarà una piattaforma, sempre in calcestruzzo, di 80 cm. di altezza, sulla quale poggerà il monumento. C’è da ricordare che alla base dell’opera, c’era una cripta, che sarà ricostruita, visto che l’originale è stata usata come base del monumento a Juana Azurduy.

Sempre secondo i tecnici presenti sul posto, l’opera dovrebbe essere pronta prima della fine dell’anno.

I dirigenti della FEDIBA e del COMITES non si sbilanciano su quanto hanno avuto occasione di vedere. Anzitutto perché, essendo una giornata di forti piogge, il terreno era quasi intransitabile per cui spostarsi è stato difficile. Poi perché, proprio per il maltempo, c’era solo il personale minimo (che comunque si è dimostrato gentile e disponibile) ed erano assenti i responsabili dei lavori, ai quali eventualmente chiedere ulteriori informazioni.

Ad ogni modo hanno constatato che in principio sembra che il totale del monumento è stato portato nella piazza dove sarà ricostruito.

Al riguardo i tecnici assicurano che ci sono piani precisi, tra gli originali fatti da Zocchi e quelli fatti quando il monumento è stato smontato, per rimettere ogni pezzo al suo posto, e già restaurati. Tra l’altro, quando è stata aperta la capsula del tempo, posta alla base del monumento, l’anno scorso c’erano i piani originali dell’opera dello scultore fiorentino.

 

Ad ogni modo, ribadiscono nelle due istituzioni che rappresentano direttamente i cittadini italiani e le loro associazioni a Buenos Aires, si tratta di assicurare che il monumento a Cristoforo Colombo venga rimesso in piedi, nella più breve scadenza possibile, nella sua integralità, guardando al fiume, come era nelle intenzioni degli italiani che donarono l’opera un secolo fa.

Così facendo e al di la del torto subito dalla nostra comunità, intendono difendere un simbolo dell’eredità ricevuta da milioni di italiani che ci hanno preceduto in oltre un secolo di presenza italiana, che è stata determinante nella costruzione di questo paese, l’Argentina, che non per niente viene considerata la seconda patria degli italiani.

Foto di Aldo Caretti